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07/05/2010  Versione per la stampa Share it   Condividi su Facebook

L’idea del “Try Me Out” contagia anche gli istituti di formazione

scuola, università, uova

Dalla scuola che frequentiamo e dall’indirizzo che scegliamo per il nostro percorso di studi dipende il nostro futuro – e quindi va da sé che la scelta non sia delle più facili.Per far fronte ad un dilemma così imponente di solito ci affidiamo alla ricerca: cerchiamo di raggruppare il più informazioni possibili sui corsi che ci interessano, attraverso internet, andando agli Open Day delle scuole, parlando con persone che già ci sono passate. Ma se tutto ciò non bastasse? Se avessimo bisogno di una spinta in più per essere sicuri che quello che su carta ci piace non si trasformerà nel classico buco nell’acqua?

Nessuno si stupisce se dico che negli Stati Uniti gli istituti di formazione e le università si presentano ai potenziali utenti come dei veri e propri brand, con tanto di logo, pubblicità e sponsorizzazioni di eventi.Potrei prevedere invece qualche sopracciglio alzato se iniziassi a dire che uno degli istituti di formazione newyorkesi ha attuato un’operazione di brand extension proprio per venire in aiuto a chi si trovasse nella delicata situazione descritta sopra. Sto parlando della New York Film Academy, scuola che, con sede nella centralissima Union Square, offre corsi sia estivi che di durata maggiore (Master biennali) agli aspiranti attori, registi o sceneggiatori.

L’idea di estensione di marca dell’istituto è consistita nell’apertura di un bar, il New York Film Academy Cafè, la scorsa settimana. Lanciato in concomitanza con l’inizio del famoso Tribeca Film Festival e posizionato strategicamente vicino ad una delle zone artisticamente più fervide e trend-setting di Manhattan (tra Astor Place e St.Marks’ Place), il bar si presenta come un locale dai colori che rispecchiano i toni di marca – nero, rosso e grigio – con cartelloni relativi ai corsi offerti all’Accademia, e con barman che sembrano veramente usciti da un film. Il tutto condito da una motocicletta con sidecar parcheggiata nel giardino, sedie strambe da notte degli Oscar, ottimo caffè e connessione ad Internet gratis.

Nel comunicato stampa relativa al lancio, l’Accademia ha dichiarato di aver aperto il bar per dare un ulteriore spazio ai propri studenti per socializzare, provare e studiare, giusto prima degli esami di fine anno. Precisano, inoltre, che il locale è aperto a tutti – o meglio, a tutti coloro ai quali non dispiaccia trovarsi vicino ad uno studente che sta cercando ispirazione per una prossima sceneggiatura, sta girando un film o recitando una parte ad alta voce. A breve ci saranno anche serate a tema e a “microfono aperto” per dare spazio a nuovi talenti.

Di primo acchito, l’idea sembra semplicemente geniale: l’istituto ha creato uno spazio di puro networking e in cui è possibile vivere l’atmosfera che si respira nella scuola stessa, assistendo al “backstage” delle lezioni, e avendo l’opportunità di parlare con persone che frequentano i corsi – offrendo a chi sta pensando di iscriversi alla scuola uno strumento di giudizio in più. Peccato che dopo solamente un paio di giorni dall’apertura, il Cafè appariva agli avventori come un semplicissimo bar newyorkese qualunque, senza nessuna possibilità di interagire con questi fantomatici personaggi descritti nel comunicato.

Voto dieci all’idea e ai buoni propositi, dunque. Per l’esecuzione e il potenziale successo della formula “Try Me Out” legata agli istituti di formazione, non ci resta che aspettare qualche mese – soprattutto perché proprio dietro l’angolo anche la New York University aprirà una caffetteria e libreria targata NYU, in congiunzione con la catena Think Coffee. Quando il gioco si fa duro…

Cristina Villa



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