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24/06/2010  Versione per la stampa Share it   Condividi su Facebook

La carriera si fa all’estero

manager

A rivelarlo è un’indagine ADIC per due manager su tre in Italia si fa meno carriera che all’estero. Uno su tre è pronto a fare subito le valigie.

I manager italiani che ambiscono ad un’appagante carriera guardano all’estero. E’ questo che emerge dalla survey lanciata da ADICO, l’Associazione italiana per il marketing le vendite e la comunicazione (www.adico.it), attiva dal 1964, con l’obiettivo di misurare l’umore delle donne e degli uomini che dettano strategie, lanciano idee e, soprattutto, hanno un confronto diretto e quotidiano con i colleghi all’estero. Alla domanda “E’ vero che all’estero si fa più carriera che in Italia?” infatti il 25,6% dei 327 manager professionisti del settore marketing e comunicazione intervistati si trova “assolutamente d’accordo” e il 36,7% si dichiara “d’accordo”. Seguono con il 24,4% coloro che hanno risposto “abbastanza d’accordo”, mentre il 13,3% discordano dall’affermazione. Quindi oltre il 60% dei marketing e communication manager italiani ritiene che il nostro paese offra minori chances di quelle che un percorso professionale all’estero concederebbe. Tale valore sale poi quasi sino al 90% (86,7%) se a queste risposte si sommano quelle di coloro che si dichiarano “abbastanza d’accordo”.

Tramotivi che indurrebbero un manager italiano a trasferirsi all’estero sono primo fra tutti viene segnalato il“livello culturale e aziendale” (33,3%) evidentemente considerato dai manager di un livello inferiore a quello che una realtà aziendale moderna dovrebbe esprimere. “A quanto ci raccontano i nostri associati - commenta Michele Cimino Presidente di ADICO - sono i dispetti, le ripicche, le inefficienze, le troppe perdite di tempo, riunioni interminabili, l’individualismo, l’interesse particolare che annienta l’obiettivo di gruppo, la carenza di etica e fair play, e mancanza di modelli di “esempio” nei vertici aziendali, il poco riconoscimento del talento professionale e il nepotismo, alcuni tra gli elementi che deprimono il professionisti.Responsabili del marketing e delle vendite sempre più stressati da richieste di performances sempre meno realistiche e in una situazione dimodelli di organizzazione e di filosofia aziendale ormai superati, inefficaci ai nuovi odierni scenari socio-economici e turbati da crisi delle quali non si riesce neppure più a differenziare il capo dalla coda” .

Tra gli altri fattori di fuga vengono poi evidenziati “la meritocrazia” (21%), che evidentemente fa difetto secondo i nostri manager nel sistema socio economico e lavorativo italiano. Altri “fattori di fuga” sono considerati la classe politica (15,2%) seguita dalla classe dirigente (10,6%), il basso livello di “etica negli affari” (7,6%) - che evidentemente non è vistacome particolare ostacolo per la carriera… - i “salotti e le lobby (6,1%). La burocrazia ha invece unbasso impatto sulle cause scatenanti la fuga dei manager (4,5%). “Ciò non deve stupire – commenta ancora Cimino - dal momento che il manager è più distante dai quotidiani problemi legati alla burocrazia, in quanto la vive indirettamente e filtrata attraverso le strutture preposte nell’azienda, a differenza dell’imprenditore che invece con legacci e legacciuoli deve confrontarsi direttamente e quotidianamente”.

Nel concreto però solo 1 manager su tre si dice pronto a espatriare qualora se ne presentasse l’occasione. Alla domanda Nel caso avessi un’opportunità professionale all’estero cosa ti impedirebbe di coglierla?” il 25,9% dei nostri manager si dice nulla e si dichiara pronto a cogliera al volo”, mentre il principale fattore frenante la decisione è, nelle risposte degli intervistati, “la famiglia e/o il/la partner” (41%).

Tra i paesi europei più gettonati nelle ambizioni esterofile dei nostri manager c’è l’Inghilterra al primo posto (28,1%), i “paesi del Nord Europa 23,4% e Francia, che si colloca al terzo posto con il 18,8%. Seguono Spagna (15,6%), Gemania (10%) e Russia e repubbliche baltiche (3,1%). Tra le destinazioni extra-europee più nelle quali si ritiene si possa fare più velocemente carriera quasi 2 manager su 3 si trasferirebbero negli Stati Uniti (59%). Eppoi la sorpresa è l’Australia (31,1%), paese nel quale i nostri direttori marketing sisposterebbero per abbracciare il successo professionale gradito. Pochi invece si trasferirebbero in Cina (4,9%), Giappone (3,3%) e Medio Oriente (1,6%).




Adico
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