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05/07/2010  Versione per la stampa Share it   Condividi su Facebook

Jeep: the things we make, make us (proud)

Quando mi sono trasferita negli Stati Uniti nel 2007, le mie aspettative riguardanti gli spot televisivi e i soggetti stampa, specialmente quelli di automobili, erano altissime. Memore della riuscitissima campagna Volkswagen ideata da Bill Bernbach negli anni ‘60, mi aspettavo di assistere alla continua nascita di capolavori artistici sotto false spoglie pubblicitarie.

Al contrario, mi sono presto accorta che gli spot americani in generale, e in particolar modo quelli legati al mondo automobilistico, hanno come unico scopo quello di valorizzare la convenienza del prezzo (o utilizzo) – tema molto importante soprattutto negli scorsi due anni, quando la crisi ha colpito per la maggior parte alcuni settori come quello delle macchine.

Tralasciando alcuni brand come Apple, Budweiser e, più recentemente, in occasione del Superbowl, il gigante online, Google, le pubblicità che si intromettono tra i programmi televisivi, sono molto orientate al prezzo e poco al soggetto – eliminando completamente quello che solitamente rende le pubblicità italiane interessanti: le emozioni.

Mi sono quindi sorpresa nell’assistere al lancio della nuova auto di casa Chrysler: il modello Jeep Cherokee 2011. Prima auto lanciata dopo l’accordo con Fiat, la nuova Jeep è stata accompagnata da una campagna advertising che fa leva su valori prettamente emotivi, che riposizionano l’intero marchio all’interno del panorama automobilistico.

Lo spot, che ha come tag line: “The things we make, make us”, pone l’accento sulla rinnovata qualità dei prodotti Chrysler, e sulla loro “americanità”. L’intera campagna è stata creata per celebrare il ritorno ad una tradizione manifatturiera tipicamente americana, che negli ultimi anni era andata perdendosi, facendo largo al più economico “made in China”. Il messaggio è forte e chiar gli USA sono ancora capaci di pensare e costruire grandi opere di perfezione ingegneristica, dall’alta qualità e design. Gli amanti del brand e i potenziali futuri consumatori vedranno nel nuovo marchio Chrysler un tipo di impegno e di promessa di marca che farà riemergere un’icona automobilistica americana.

I principali commenti dei blogger americani appassionati di Jeep sulla nuova campagna di marketing riguardano soprattutto il cambio di soggetto, e la conseguente introduzione di un nuovo paradigma anche per i competitors: da una serie di immagini che mostravano Jeep intenta a sormontare ostacoli naturali come dune di sabbia, fiumi inguadabili e foreste amazzoniche, si è passati ad un filmato relativo alla costruzione dell’auto, posizionando così il prodotto in una sfera più pertinente al reale (è molto improbabile infatti che l’utente medio di Jeep si trovi a dover affrontare ostacoli naturali di quel tipo).

La mia principale reazione è stata invece ben diversa. Ciò che non ho potuto fare a meno di notare è stata una certa somiglianza della nuova pubblicità Chrysler con gli spot Fiat e Alfa Romeo che ero abituata a vedere in Italia dall’inizio dell’”era Marchionne”. Come scordarsi le note della canzone della Nannini che facevano da sottofondo a immagini dalla perfezione maniacale per la nuova Fiat Bravo? E l’empatia che mi ha fatto cantare “Senza Parole” di Vasco, nello spot di Fiat Punto? E che dire della pelle d’oca nel sentire la nuova tag line shakespeariana di Alfa: “Senza cuore saremmo solo macchine”?

Magari il discorso è molto pretenzioso e arrogante, ma il solo pensiero che il nuovo successo della campagna pubblicitaria Chrysler possa dipendere, anche solo in piccola parte, da un esempio di creatività italiana superbamente eseguita, mi fa sentire orgogliosa.

 

Cristina Villa



Redazione MyMarketing.Net
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