| Come sarà il manager del futuro? Difficile dirlo. Quel che
è certo è che la crisi ha cambiato tutto. Non basteranno più delle competenze
specifiche e tecniche, bisogna imparare ad adattarsi. Viaggiare, conoscere e
imparare per essere pronti a tutto, per essere pronti al cambiamento. Una
carriera votata al multitasking con
un piede all’estero e la valigia sempre pronta perché in Italia c’è poco
spazio. Stefano Blanco è General
manager del Collegio di Milano. Una struttura modellata sui college inglesi e
americani che accompagna i giovani usciti col massimo dei voti da sette
università milanesi (Bicocca, Bocconi, Cattolica, Iulm, Politecnico, San
Raffaele, Statale) verso il mondo del lavoro, ai vertici di società come Enel,
Eni e Mediaset. Al momento l’obiettivo è spingere verso l’internazionalizzione
dei ragazzi con progetti oltre confine, affiancando programmi - ancora in nuce
- legati all’Expo 2015 e alla Pubblica amministrazione. Alla fine del 2008
Blanco, dopo quattro anni alla Caterpillar, è passato dalla direzione del
personale di una multinazionale del settore sanitario come Humanitas alla
formazione dei futuri manager. Un’esperienza che ha accolto con entusiasmo.
Come è avvenuto
questo passaggio, e come ha ricevuto la sfida del rilancio del Collegio?
Mi sono sempre occupato di risorse umane e quindi l’idea
di poter coniugare l’esperienza che avevo fatto in Italia e nelle
multinazionali con una sfida come questa, cioè provare a formare le future
classi dirigenti, giovani di talento con criteri di merito e innovazione, è
stata molto interessante. Ho unito la mia esperienza con quello che è sempre
stata la mia passione: l’educazione dei giovani. Una passione che avevo
coltivato anche in altri ambiti, anche a livello europeo.
Che bilancio può
tracciare per i giovani che avete formato?
Per i bilanci è presto. Come tutti gli interventi
formativi si vede dopo molto tempo quello che si può ottenere realmente. E’ un
problema delle società private e della società in generale. Si cercano sempre
risultati a breve termine, invece nel processo formativo il risultato si vede
dopo molti anni. Anche se il placement
dei nostri studenti è ottimo, così come la collocazione all’estero, anche in
grandi imprese, dovremo aspettare ancora qualche anno per capire.
Ma in una società
“gerontocratica” come la nostra, come trovano spazio i giovani?
Questo è un grande problema. I dati sugli under-40 nei
cda, il numero di giovani che sono rettori universitari e l’età dei politici è
sicuramente un problema. E’ un paese bloccato che va cambiato. L’unico modo per
farlo è avere persone di talento e soprattutto fare in modo che le generazioni
più anziane capiscano che inoculare know-how
nuovo nei giovani è fonte di successo. Si tratta di sistemare in posizioni di
vertice chi può capire meglio il futuro.
Anche i futuri
dirigenti sono dunque costretti a migrare?
È vero che è più difficile assumere posizioni di responsabilità in aziende
italiane. In altri paesi invece a 35 anni è più facile essere membri di un cda.
Il trenta per cento dei nostri studenti trova lavoro all’estero. Sarebbe bello
capire, nei prossimi anni, se c’è anche un ritorno degli studenti e se il
tessuto industriale italiano sarà in grado di attirali. Ma lo sapremo tra
qualche anno.
Qual è allora il
profilo del manager del futuro?
Mi sono convinto che la technicality
non basterà più. Solo in un primo momento è necessario essere dei buoni
tecnici, dei buoni professional, ma
per come sta andando il mondo dell’impresa, con la globalizzazione e molti processi
trasversali, il fattore decisivo sarà la capacità di adeguarsi, di leggere le
situazioni prima che avvengano e prima degli altri. Chi è troppo legato alla
tecnica – e questa crisi l’ha dimostrato – è finito a gambe all’aria. Chi ha
avuto la capacità di essere flessibile, di capire e agire a tuttotondo si è
salvato meglio degli altri.
Ma è una cosa che
si può insegnare?
Tutto si può insegnare. Avere un po’ di capacità critica,
guardare il mondo con curiosità e intelligenza, essere in grado di gestire
situazioni complesse - che è il tema forte di questi anni - si può trasmettere
agli studenti. Si possono almeno dare occasioni utili all’interno di un
particolare contesto imprenditoriale per imparare ad avere familiarità con le
difficoltà che si incontreranno più avanti.
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