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19/07/2010  Versione per la stampa Share it   Condividi su Facebook

Il manager del futuro

strategia
Come sarà il manager del futuro? Difficile dirlo. Quel che è certo è che la crisi ha cambiato tutto. Non basteranno più delle competenze specifiche e tecniche, bisogna imparare ad adattarsi. Viaggiare, conoscere e imparare per essere pronti a tutto, per essere pronti al cambiamento. Una carriera votata al multitasking con un piede all’estero e la valigia sempre pronta perché in Italia c’è poco spazio. Stefano Blanco è General manager del Collegio di Milano. Una struttura modellata sui college inglesi e americani che accompagna i giovani usciti col massimo dei voti da sette università milanesi (Bicocca, Bocconi, Cattolica, Iulm, Politecnico, San Raffaele, Statale) verso il mondo del lavoro, ai vertici di società come Enel, Eni e Mediaset. Al momento l’obiettivo è spingere verso l’internazionalizzione dei ragazzi con progetti oltre confine, affiancando programmi - ancora in nuce - legati all’Expo 2015 e alla Pubblica amministrazione. Alla fine del 2008 Blanco, dopo quattro anni alla Caterpillar, è passato dalla direzione del personale di una multinazionale del settore sanitario come Humanitas alla formazione dei futuri manager. Un’esperienza che ha accolto con entusiasmo.

Come è avvenuto questo passaggio, e come ha ricevuto la sfida del rilancio del Collegio?

Mi sono sempre occupato di risorse umane e quindi l’idea di poter coniugare l’esperienza che avevo fatto in Italia e nelle multinazionali con una sfida come questa, cioè provare a formare le future classi dirigenti, giovani di talento con criteri di merito e innovazione, è stata molto interessante. Ho unito la mia esperienza con quello che è sempre stata la mia passione: l’educazione dei giovani. Una passione che avevo coltivato anche in altri ambiti, anche a livello europeo.

Che bilancio può tracciare per i giovani che avete formato?

Per i bilanci è presto. Come tutti gli interventi formativi si vede dopo molto tempo quello che si può ottenere realmente. E’ un problema delle società private e della società in generale. Si cercano sempre risultati a breve termine, invece nel processo formativo il risultato si vede dopo molti anni. Anche se il placement dei nostri studenti è ottimo, così come la collocazione all’estero, anche in grandi imprese, dovremo aspettare ancora qualche anno per capire.

Ma in una società “gerontocratica” come la nostra, come trovano spazio i giovani?

Questo è un grande problema. I dati sugli under-40 nei cda, il numero di giovani che sono rettori universitari e l’età dei politici è sicuramente un problema. E’ un paese bloccato che va cambiato. L’unico modo per farlo è avere persone di talento e soprattutto fare in modo che le generazioni più anziane capiscano che inoculare know-how nuovo nei giovani è fonte di successo. Si tratta di sistemare in posizioni di vertice chi può capire meglio il futuro.

Anche i futuri dirigenti sono dunque costretti a migrare?

È vero che è più difficile assumere posizioni di responsabilità in aziende italiane. In altri paesi invece a 35 anni è più facile essere membri di un cda. Il trenta per cento dei nostri studenti trova lavoro all’estero. Sarebbe bello capire, nei prossimi anni, se c’è anche un ritorno degli studenti e se il tessuto industriale italiano sarà in grado di attirali. Ma lo sapremo tra qualche anno.

Qual è allora il profilo del manager del futuro?

Mi sono convinto che la technicality non basterà più. Solo in un primo momento è necessario essere dei buoni tecnici, dei buoni professional, ma per come sta andando il mondo dell’impresa, con la globalizzazione e molti processi trasversali, il fattore decisivo sarà la capacità di adeguarsi, di leggere le situazioni prima che avvengano e prima degli altri. Chi è troppo legato alla tecnica – e questa crisi l’ha dimostrato – è finito a gambe all’aria. Chi ha avuto la capacità di essere flessibile, di capire e agire a tuttotondo si è salvato meglio degli altri.

Ma è una cosa che si può insegnare?

Tutto si può insegnare. Avere un po’ di capacità critica, guardare il mondo con curiosità e intelligenza, essere in grado di gestire situazioni complesse - che è il tema forte di questi anni - si può trasmettere agli studenti. Si possono almeno dare occasioni utili all’interno di un particolare contesto imprenditoriale per imparare ad avere familiarità con le difficoltà che si incontreranno più avanti.

 



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