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26/07/2010  Versione per la stampa Share it   Condividi su Facebook

Il computer tra le nuvole

Il computer tra le nuvole: la battaglia nel mercato del cloud-computing

Immaginate di accendere il vostro portatile touch-screen, aprire una delle vostre cartelle di lavoro e ricominciare a lavorare su un file che avevate lasciato in sospeso. Una volta finito il lavoro, decidete di chiedere un parere ai vostri colleghi. Lo fate attraverso un’applicazione che vi permette di parlare in contemporanea a molte persone connesse da luoghi remoti, mentre il file in discussione è visualizzabile e modificabile da tutti in tempo reale. Soddisfatti della riunione, decidete di fissarne subito un’altra attraverso il controllo in simultanea delle agende di tutti. Fissate una data ed un orario e automaticamente l’appuntamento viene registrato debitamente nel calendario vostro e dei vostri colleghi. Decidete quindi di dedicarvi un po’ di tempo, e magari controllare la vostra posta personale da webmail, chattare con i vostri amici, parlare su skype con la fidanzata che si trova in viaggio all’estero, prenotare il biglietto del treno per il prossimo viaggio, ed un tavolo al ristorante per una pizza la sera stessa. Sembra tutto normale, a parte il fatto che il vostro computer è vuoto: non ha un hard-disk e non contiene programmi. Fantascienza? No, cloud-computing, la nuova frontiera dell’utilizzo del web.

Il modello tradizionale dell’IT, basato su infrastrutture, computer con dischi interni sempre più grandi, processori sempre più potenti e software in licenza d’uso, è ormai in via d’estinzione. Negli ultimi anni, grazie soprattutto alla diffusione della banda larga, Internet è diventata una piattaforma sufficientemente potente da permettere la distribuzione di risorse informatiche, applicazioni software, servizi di storage e potenza di calcolo tali da alimentare e diffondere l’idea di una informatica come servizio accessibile e pagabile a consumo.
Questa rivoluzione potrebbe disorientare molti: sapere che tutti i propri dati e software sono salvati su un server in qualche remota parte del mondo, e non nel proprio computer, è in effetti un pensiero che può rendere nervosi. Solleva infatti grandi questioni legate alla riservatezza dei dati, e il recente caso di Facebook conferma sia la tendenza che i rischi legati a questa tendenza, e alla sicurezza dei dati, laddove hacker ben preparati potrebbero fare danni enormi. Ma i benefici associati ad un mondo dove il consumo di servizi sempre più sofisticati può diventare accessibile a tutti, magari con diversi livelli di accesso e di pagamento, è certamente un valore che bilancia, almeno in parte, i rischi. Altro elemento da non sottovalutare è il ridotto impatto ecologico di una architettura di questo tipo, dove PC sempre più “leggeri” e meno carichi di hardware potrebbero diventare più semplici da riciclare.

Questa architettura di sistema del futuro, nata per rompere il dominio di Microsoft, rappresenta la grande scommessa di Apple e Google. Ma il gigante di Redmond ha colto il guanto di sfida ed è ora in pole-position con le altre due per competere in un mercato da svariate decine di miliardi di dollari all’anno. I-Phone, I-Pad e I-Tunes sono i pilastri dell’offerta di Apple, ma sia Google che Microsoft, senza contare altri giganti come Nokia e  Acer, immetteranno nel mercato nei prossimi mesi smart-phone e tablet-pc di nuova generazione, studiati per interfacciarsi con un web sempre più ricco e da cui dipenderemo sempre di più non solo per le nostre interazioni sociali o lo shopping, ma anche per gestire le nostre vite personali e professionali. Il computer si trasferisce tra le nuvole, sapremo farlo anche noi?

Fabio Sgaragli



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