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Posto rivoluziona il concetto di fast food

Del: 22/06/2005

L’idea del gruppo San Carlo (sviluppata dallo studio UdA) è un nuovo concetto di fast food: una catena internazionale di spazi per la ristorazione veloce, elevata però a esperienza sensoriale.
Il luogo dove consumare velocemente un piatto diviene occasione per una raffinata sollecitazione dei sensi in cui il gusto si associa alla vista e al tatto, trovando completo riscontro nei materiali e nelle scelte formali degli spazi.

Le soluzioni progettuali attuate nel punto di vendita torinese creano un microcosmo dove l’avventore sperimenta una condizione di sospensione e straniamento.

Posto e Posto2 sono i progetti pilota di Torino, con prossime aperture in Italia e in Europa.
Posto nasce nel centro della città, in quegli ambienti che, in origine su tre livelli, ospitavano vecchie attività commerciali.
Al piano terreno lo spazio pressoché quadrato era a pianta libera con le murature portanti già sostituite da strutture metalliche di rinforzo.
Al livello superiore i locali interessano il piano ammezzato del palazzo con soffitti a volta e affaccio sulla via Lagrange.
Il progetto di ristrutturazione interna restituisce un layout disposto su 4 livelli (totale 250 mq): cucina (piano interrato); caffetteria, take-away (piano terra); vendita cd musicali (piano ammezzato); ristorante (piano primo).

In risposta alle attese il progetto cerca di sviluppare, attraverso uno spazio costruito e quindi in un certo senso artificiale, un rapporto ambivalente tra evanescenza e realtà, tra immaginazione e visione. L’architettura diviene un microcosmo dove la persona che percorre gli spazi prova una condizione di sospensione, grazie all’utilizzo di filtri, riflessioni e immagini.
Evanescenza di luci, colori e immagini opposta alla realtà tattile dei materiali, scelti proprio per le loro qualità intrinseche: il Nomad per i rivestimenti delle pareti, il Corian per i volumi attrezzati.
Le proprietà di questi materiali esaltano la sensualità degli spazi organizzati dai volumi neri in Corian che dividono funzioni e zone: la presentazione del cibo, quella del vino, il bar, la cassa e il punto di vendita dei cd musicali prodotti dalla Stefano Cecchi Records e dalla Gorge V (Buddha bar).
Il materiale scelto consente di esaltare il carattere monolitico dei volumi e la qualità tattile delle superfici opache, di un nero profondo. L’impostazione dello spazio attraverso questi volumi permette di utilizzare i singoli elementi con configurazioni diverse adattandosi allo spazio di volta in volta disponibile.
I volumi sono però entità autonome e si muovono in modo libero anche all’esterno delle vetrine, arrivando sulla strada e modificando così l’idea di soglia ovvero di limite tra spazio interno ed esterno.

Tutte le superfici non rivestite sono monocolore per ottenere una luce uniforme, i volumi tecnici, la cucina e gli ambienti di servizio sono racchiusi da pareti in vetro stratificato con una pellicola arancione interposta, in parte trasparente in modo da restituire una percezione diversa degli spazi.
La manipolazione degli aspetti sensoriali per una diversa percezione della realtà attraverso salti di toni e visioni è al centro del progetto. Così le grandi immagini retroilluminate diventano metafora di spazi e luoghi metafisici.
Esse non sono semplici trovate scenografiche ma sono in coerenza con le nuove produzioni musicali e sono caratterizzate da una dominante di colore; sono inoltre messe in relazione con le qualità tattili dei materiali vicini: il Nomad, il vetro, l’acciaio.

                                                                 Cesare Mercuri

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Allegati:
Case History Posto

 
 

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