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Approcci innovativi nel settore Fashion

Del: 24/06/2005

Il settore moda vive un momento di crisi nel senso etimologico del termine, di crisi intesa cioè come profondo cambiamento.
La dimensione sempre più globale dei consumi, l’affacciarsi sullo scenario economico di nuovi attori come la Cina e l’India, l’integrazione fra mondi e culture in apparenza lontani, lo sviluppo delle tecnologie, hanno costruito multiformi architetture di consumi, fatti di scelte istintive, emozioni, mix variegati.

 “La moda- afferma Marco di Dio Roccazzella, partner di Value Lab, che ha condotto una ricerca sugli approcci innovativi nel settore Fashion- è stato fra i più influenzati dai cambiamenti socio- economici in atto: nel nostro Paese i consumi del settore hanno subito un’inflessione e molte imprese, per ottimizzare i costi, hanno trasferito parte della produzione in Paesi extraeuropei.
D’altro canto però si vive fino a circa 35 anni in famiglia, con la possibilità di investire una buona fetta del proprio reddito in divertimento, viaggi e abbigliamento: i giovani sono sempre più influenzati da mode e tendenze e costituiscono per le imprese della moda un bacino d’utenza molto vivo e dinamico.
L’osmosi fra nord e sud del mondo, fra gusti orientali e tendenze occidentali ha poi allargato i confini del sistema moda, determinando nuovi stili di consumo e fruizione delle marche”.

In questo contesto i brand sono diventati più deboli e la fedeltà al singolo stilista più labile; in maniera inversamente proporzionale, la gestione dei canali distributivi ha acquisito un peso strategico: il marketing relazionale e il rapporto con il cliente è diventato un asset determinante per consolidare l’immagine della marca, creare un rapporto di fiducia con i clienti e fare dell’acquisto un’ “esperienza”.

“Si è finalmente compreso che le abilità socio-emotive del trade hanno un valore fondamentale: i venditori devono far identificare il cliente con il brand, farlo sentire parte della marca, renderlo fedele.Perciò le imprese oggi più che mai stanno rivolgendo i loro sforzi verso la formazione del personale addetto alle vendite- continua Di Dio Roccazzella- Il trade riesce a orientare le vendite e a interpretare i gusti della gente: sulla base degli input del trade, il marketing potrà definire le priorità di intervento relative alla distribuzione e monitorare il livello del servizio offerto agli utenti.”

Ma la relazione profonda con i venditori è solo una delle leve per dare nuovo vigore al settore, che- in seguito all’affacciarsi di nuovi marchi, competitors globali e bilanci spesso in rosso- ha avviato un processo di distribuzione più scientifico rispetto al passato, mixando la creatività ai numeri, l’estro degli stilisti al rigore dei manager e trasformando la moda da “arte” in disciplina scientifica, orientata ai bisogni e ai desideri del consumatore.

                                                                                     Rossella Ivone

Per approfondire i nuovi approcci e le risposte concrete delle aziende per ottimizzare la rete distributiva, clicca sull’allegato.


Allegati:
Approcci innovativi nel settore Fashion

 
 

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