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Tennis, lo sport si fa immagine

Del: 30/06/2005

Si sta svolgendo in questi giorni il prestigioso torneo di Wimbledon, il più importante torneo di tennis del Grande Slam.
Gli occhi dei tifosi sono puntati sui campi in erba, ma anche molti non appassionati, pur senza volerlo, si trovano a conoscere e a seguire i protagonisti del mondo della racchetta.
Il tennis rappresenta uno sport molto particolare per il mondo degli sponsor, perché è in grado, indipendentemente dai dati sulla pratica effettiva, di sfornare campioni da trasformare in eccellenti “testimonial”.
E questo vale anche in Italia, nonostante i dati resi noti da AC Nielsen sulla ricerca commissionata da Assosport relativa alla pratica sportiva in Italia parlino di crisi di praticanti (si parla di un totale di 1.325 mila praticanti, il 6,5% su 20 milioni di sportivi in Italia. Il dato preoccupante è la perdita di praticanti rispetto al 1997 e che contava due milioni e duecentomila praticanti: un calo del 24% in 7 anni).

Evidentemente non giocare a tennis non significa non guardarlo.
La spettacolare, e interminabile, finale del Telecom Italia Master tra Nadal e Coria ha toccato picchi di oltre 3 milioni e mezzo di spettatori.
In questi giorni di massima esposizione mediatica in concomitanza con Wimbledon persino i giornali che in Italia si occupano generalmente poco di sport, calciatori e veline esclusi, si sono dedicati al tennis: Vanity Fair con una lunga intervista a Nadal, il Tgcom riportando le voci sul flirt tra due protagonisti del tennis come Maria Sharapova e Juan Carlos Ferrero.

I vari media stanno prestando attenzione al tennis e sembra che i dati promuovano tale tendenza.
All’estero le cose vanno ancora meglio: gli ascolti televisivi dell’ultimo Roland Garros di Parigi hanno avuto una media di 2,2 milioni di spettatori, con uno share del 27,9%.
La finale maschile tra lo spagnolo Nadal e l’argentino Puerta è stata vista da 4.3 milioni di telespettatori, pari ad uno share del 38.2%. 

Forse questi non sono gli anni d’oro del tennis, che si sono conclusi col ritiro di Pete Sampras. Ma il denaro degli sponsor non ha smesso di arrivare. Andrè Agassi nonostante i suoi 35 anni, lo scorso anno era al settimo posto nella classifica degli sportivi più pagati stilata da Forbes. Agassi fu uno dei primi atleti sotto contratto con Nike (100 milioni in 10 anni) ma da allora se ne sono succeduti molti altri.
La multinazionale americana in linea con le altre aziende di abbigliamento sportivo ha continuato negli anni a investire pesantemente nel mondo del tennis.
Il motivo è semplice da spiegare: l’abbigliamento da tennis non è confinato nei limiti del campo, ma è sempre più simile a quello che milioni di ragazzi nel mondo portano non solo nei campi ma nella vita di tutti i giorni.
Nei negozi è possibile trovare esattamente lo stesso vestitino rosa con cui la Sharapova ha disputato gli internazionali di Francia e la tenuta con cui Rafael Nadal ha vinto sulla stessa terra rossa.
Sono loro i nuovi protagonisti del tennis, testimonial ideali perché belli, con un fisico atletico e, cosa che non guasta, vincenti. L’atleta russa si è imposta lo scorso anno vincendo Wimbledon e da allora non si è più fermata, nè sui campi nè fuori. I giornali inglesi le hanno fatto i conti in tasca valutando i suoi incassi sui 22,5 milioni di dollari l’anno, provenienti in primo luogo da premi di gara e un consistente contratto con la Nike, ma anche da Colgate-Palmolive, Microsoft, Honda e Motorola.

Inoltre, la Sharapova ha lanciato una sua linea di profumi e sta mettendo sul mercato un’edizione limitata di un orologio con diamanti che porta il suo nome.
L’ultima novità in ordine di tempo: per il torneo di Wimbledon la Nike le ha realizzato un paio di scarpe con inserti d’oro, dal valore di 700 euro.
Il tennis offre molto spazio in termini di immagini e possibilità di guadagno anche per le donne, a differenza di altri sport. L’identificazione delle tenniste come top model è oramai entrata nell’immaginario collettivo, come modelle sono state definite altere e inaccessibili, viziate e disadattate, stanno sul campo come su una passerella, mentre lo spettatore trasformato in voyeur spera in qualche inquadratura particolarmente favorevole o in un refolo di vento.
Il fatto che vincano non è fondamentale (Anna Kournikova insegna) ma certamente garantisce una continuità nell’esposizione mediatica che può durare molti anni e rende favorevole l’investimento da parte degli sponsor.
In campo maschile fa parlare di sé Rafael Nadal, di indole timida ma dal fisico esplosivo, uomo immagine Nike a soli 19 anni. Per lui una divisa da gioco che non ha nulla a che vedere con le vecchie tenute da tennis, anzi sembra pensata per andarsene in giro per città o spiaggie: pantaloni e metà polpaccio e maglia smanicata dai colori sgargianti.
Solo le rigide tradizioni di Wimbledon hanno potuto costringere l’azienda a portare per il torneo sull’erba un look egualmente giovane ma bianco.
Il tennis quindi permette di mettere in mostra non solo un logo ma direttamente la collezione estiva dei colossi della moda casual.

 
 

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