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La città dei creativi

Del: 14/07/2005

Ripensare allo sviluppo economico e sociale del nostro Paese attraverso la creatività: non una provocazione, ma il risultato della ricerca “Le città dei creativi” condotta da Studio Ambrosetti per ANCE, l’Associazione Nazionale Costruttori Edili.

La ricerca ha messo in evidenza come, nel passaggio epocale dall’economia industriale a quella creativa, le città sono diventate punti nevralgici per competere a livello mondiale. Solo città dotate di servizi, multifunzionali, aperte e ricche di spazi vivibili sono in grado di attrarre forze creative, veri motori dello sviluppo sociale ed economico di un Paese.

E forze creative nella società contemporanea non possono essere considerati solo gli artisti in senso stretto, ma coloro che risolvono quotidianamente problemi complessi, quindi manager, liberi professionisti, professori: persone curiose, abituate a lavorare in ambienti informali e ad avere relazioni sociali non coinvolgenti.

Capaci di generare idee nuove e “discontinuità”, i creativi si sono rivelati fattori critici del successo di un Paese, perché permettono di essere sempre avanti rispetto ai competitor.

Come si pongono le città italiane in questo senso? Riescono ad attrarre forze creative e innovazione?

 “Se si considera che in Irlanda la classe creativa si assesta intorno al 34% della popolazione, negli USA al 24% e in Spagna al 20% - sottolinea Paolo Borzatta, senior partner Ambrosetti che ha coordinato la ricerca- il nostro 14% lascia ben intendere quale gap ci separa dagli altri Paesi più sviluppati. Solo in cinque città, Milano, Torino, Roma, Napoli e Palermo la presenza dei creativi raggiunge il 20%. Le città devono ricominciare ad essere considerate magneti per gli investimenti, capaci di generare ricchezza e produttività, con ripercussioni positive su tutto il sistema Paese, pena l’esclusione dai circuiti internazionali. Non si può perdere un’occasione unica di rilancio, occorre riattivare quel circolo virtuoso che ha fatto nel Rinascimento delle nostre città poli di richiamo per l’intellighenzia mondiale, dando vita a una delle stagioni più floride della Penisola”.

Guardare al passato per progettare il futuro dunque?

“Nel 2030 le città mondiali raccoglieranno il 75% della popolazione mondiale, produrranno oltre il 50% del Pil e consumeranno più del 90% delle risorse- evidenzia ancora Borzatta- per questo nel giro di pochi anni bisognerà dotarsi progetti urbani che, facendo leva su tecnologia e infrastrutture, assicurino uno reale sviluppo sostenibile al nostro Paese”.

Ampia offerta di servizi, innovazione, multiculturalità, piani di sviluppo e una leadership forte e bipartisan: sono questi gli ingredienti per costruire la vera ’città dei creativi’, alla stregua di Barcellona o Shangai, che hanno saputo avviare una strategia di rilancio in grado non solo di sviluppare modelli di sviluppo coerenti con il territorio e con le esigenze della classe creativa, ma anche di riavviare il processo economico dei rispettivi Paesi.

                                                          Rossella Ivone 

Approfondisci la ricerca nell’allegato!


Allegati:
La città dei creativi

 
 

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