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Ma cos’č questa crisi?

Del: 19/07/2005

Questo è il titolo che Daniele Tirelli, presidente di POPAI, ha scelto per il meeting che ha preceduto l’assemblea ordinaria dell’associazione. E’ nata così l’occasione per affrontare uno dei temi più attuali, efficacemente riassunto da un vecchio detto milanese (dal quale viene il titolo) ma anche per riflettere sullo stato dell’arte del marketing.
La congiuntura economica negativa è stata oggetto di un interessante dibattito tra i presenti che, rappresentando realtà commerciali diverse, hanno scelto di condividere e confrontare i loro personali punti di vista. Tutti gli indicatori macro-economici segnalano una profonda crisi del mercato italiano, caratterizzato da bassa produttività e scarsa competitività con i mercati esteri.
Ma quali sono le dimensioni reali di questa crisi? In quale senso dobbiamo interpretarla? E soprattutto quali sono le aspettative per il futuro?

Crisi come cambiamento
Secondo Tirelli stiamo assistendo alla crisi dei modelli di crescita esponenziale tanto diffusi e di moda nella società contemporanea.
“La cultura aziendale nella quale viviamo ci insegna a correre sempre in avanti, alla continua ricerca di profitti maggiori. Tuttavia gli utili dei conti economici non possono crescere di continuo senza un’adeguata analisi del sistema economico in cui sono inserite le aziende. Spesso i profitti che le società si prefiggono di raggiungere sono gonfiati a tal punto da divenire irrealizzabili, soprattutto per le aziende che non sono leader di mercato” dichiara il presidente POPAI.
Ciò che alle imprese manca in questo momento è una adeguata capacità prospettica sulle possibilità future, in termini di risultati numerici.
“Sono proprio questi tipi di modelli esponenziali, che vanno ripensati- continua Tirelli- la questione non verte più sulla correttezza o meno del modello, bensì sulla sua capacità di plasmarsi sulle realtà economiche e sociali. Proprio in virtù di questo, alcuni aspetti della cultura aziendale post-moderna sono irrimediabilmente destinati a soccombere per essere sostituiti da paradigmi diversi, meno pretenziosi e più aderenti alla realtà”. E la sfida è proprio ragionare su questi temi”

Un nuovo modo di intendere il marketing
Marco Cappella
, A.D. di Computers Italia, proviene da un settore che molti ritengono essere passato incolume attraverso la crisi, ecco perché il suo intervento al meeting POPAI ha contribuito a confutare un’idea diffusa che non rispecchia la realtà.
Se i consumi durevoli in elettronica hanno avuto una impennata grazie al computer, attualmente la crescita si è arrestata, anzi il prezzo medio dei prodotti tecnologici sta diminuendo.
“Ci troviamo di fronte ad un problema di comunicazione, - dichiara Cappella- l’incapacità di trasmettere ai consumatori il valore dei prodotti che offriamo: sembrerebbe infatti che non siano consapevoli di quanta ricerca tecnologica sia necessaria per un bene apparentemente banale come il computer, o forse – continua Cappella- mancano proprio le capacità cognitive necessarie per attribuire ai prodotti il prezzo che meritano. Quando si parla di elettronica, il valore del prodotto è direttamente proporzionale alla tecnologia investita”.
Secondo Cappella il mercato italiano contemporaneo è caratterizzato da una sovrapproduzione di offerta: le imprese producono e tentano di imporre i loro prodotti sui consumatori….ma il ruolo del marketing non era quello di ascoltare il consumatore per proporgli risoluzioni ai problemi?
Il “bombardamento” di stimoli e di complessità tecnologica ai quali i consumatori sono stati esposti ha avuto il risultato di immobilizzarli, di frenare gli acquisti e i consumi.
Proprio perché il successo di un’azienda è dato dall’adattamento al macro-ambiente esterno, è priorità assoluta “risintonizzarsi” sui consumatori per ascoltare i loro bisogni attuali e proporre soluzioni intelligenti.

 
 

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