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Posta elettronica certificata

Del: 30/09/2005

D’ora in avanti sarà sempre più difficile considerarla la “sorella minore” della posta tradizionale.
Anche i messaggi e-mail, infatti, a partire dai prossimi mesi, avranno pieno valore legale e potranno essere utilizzati alla stregua di una raccomandata con ricevuta di ritorno.
Ciò grazie all’emanazione e successiva pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del DPR 11 febbraio 2005, n. 68, il Regolamento che disciplina l’utilizzo della Posta Elettronica Certificata (PEC in gergo tecnico).

Tecnicamente questo avverrà con la fornitura di ricevute di invio e consegna dei messaggi, veri e propri certificati legali che permetteranno a chiunque sia interessato – Pubbliche Amministrazioni incluse – di scegliere questo strumento in alternativa alla posta cartacea, per l’invio giuridico di comunicazioni ed eventuali documenti.
Le ricevute elettroniche saranno fornite dai gestori privati di e-mail, che potranno rilasciare il servizio dopo essersi iscritti ad un apposito elenco istituito presso il Centro Nazionale per l’Informatica nelle PA (CNIPA).
Lo stesso Centro svolgerà funzioni di vigilanza e controllo sul rispetto del Regolamento, nel quale, oltre ai ruoli e requisiti dei certificatori, si specifica anche che i messaggi dovranno essere sottoscritti con la firma digitale avanzata, da apporre per assicurare l’integrità e l’autenticità del messaggio.
Ulteriori disposizioni riguardano i tempi di conservazione dei messaggi, fissati a 30 mesi, e il controllo dei virus, con il blocco di eventuali documenti infetti affidato ai gestori.
Infine si stabilisce che gli imprenditori privati potranno dichiarare o meno la volontà di accettare l’invio della posta elettronica certificata, all’atto di iscrizione delle proprie imprese.

Ma le novità normative in materia di innovazione digitale non finiscono qui. Nelle scorse settimane è stato infatti emanato anche il Regolamento della Legge 4/2004 (DPR 1 marzo 2005, n. 75), che afferma il diritto di accesso dei cittadini disabili ai siti web e alle altre risorse informative digitali delle Pubbliche Amministrazioni Italiane.
Nei 9 articoli che  compongono il provvedimento si definiscono i criteri e i principi operativi generali per l’accessibilità, e si stabiliscono le modalità di richiesta da parte dei soggetti privati che vorranno certificare l’aderenza dei propri siti alle di-sposizioni di legge. 
Per quanto riguarda le procedure di valutazione, esistono sostanziali differenze tra quanto previsto per le P.A. e gli altri enti pubblici, e cosa si dispone per i privati. Questi ultimi potranno richiedere l’esame dei propri siti da parte di specifiche figure professionali, i cosiddetti valutatori, il cui elenco sarà tenuto dal CNIPA. A loro spetterà il compito di effettuare le verifiche di natura tecnica e, in caso di esito positivo, di rilasciare un attestato di accessibilità, con tanto di logo realizzato dal CNIPA, per un periodo non superiore ai dodici mesi.
Ciò in considerazione della rapidità di cambiambento delle tecnologie web e dei siti Internet, e per garantire quindi una costante opera di verifica e controllo sull’effettiva adesione alle regole di accessibilità.

Per le Amministrazioni Pubbliche, invece, c’è una disciplina specifica e dettagliata per gli enti centrali e solo vaghi cenni per quelli locali.
Nei primi si dovrà infatti nominare un responsabile dell’accessibilità, incaricato di verificare il rispetto delle disposizioni di legge, e in caso di mancata indicazione del responsabile,si stabilisce che il ruolo sarà automaticamente assegnato al dirigente dei sistemi informativi.
Per Regioni, Province autonome e tutte le altre amministrazioni locali, invece, il Decreto si limita a stabilire che "organizzeranno autonomamente, e secondo i propri ordinamenti, la vigilanza sull’attuazione del Regolamento".

Ispezioni e controlli sul rispetto dei requisiti di accessibilità nel tempo sono infine affidati al CNIPA, che nell’esercizio di questa attività potrà avvalersi della collaborazione dei valutatori. Anche in questo caso però esiste una notevole differenziazione tra P.A. e privati. Ferma restando la totale autonomia delle amministrazioni locali, per quelle centrali si dispone infatti il solo obbligo di tempestiva adesione alle regole, nel caso di eventuali controlli dall’esito negativo. I privati, invece, oltre ad essere tenuti a modificare i propri siti per non perdere il logo di certificazione, dovranno anche pagare parte dei costi delle attività di ispezione se da queste dovessero emergere il mancato rispetto delle disposizioni di legge. I due Regolamenti tecnici di cui si tratta nell’articolo sono disponibili in formato elettronico nella banca dati normativa del sito dell’Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale.


                                                                        Roberto Zarro

 
 

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