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Si scrive R35P3C7...

Del: 25/10/2005

Per gentile concessione di Brandforum (www.brandforum.it)


Qualche anno fa una margherita stampata su t-shirt e felpe fece il suo ingresso sul mercato italiano e fece impazzire migliaia di giovani e non: era la margherita del marchio Guru; poi fu la volta di Sweet Years, del cuoricino stampato sulle magliette nate dall’idea di Vieri e Maldini e poi ancora di A-style, della A con i due puntini e il doppio senso erotico, marchio di proprietà di Marco Bruno.
E oggi c’è una new entry nel mondo dell’abbigliamento giovanile: R35P3C7.
Cosa accomuna questi nomi? Qualcuno si ricorda del loro primo annuncio pubblicitario, della loro prima campagna? Come si sono diffusi? C’era una volta la pubblicità, e c’era una volta il marketing, quello tradizionale.
Oggi quei tempi stanno tramontando e pare che la parola d’ordine sia “non conventional marketing”: Guru, Sweet Years, A-style, e Respect sono i segnali viventi di queste nuove forme di comunicazione.
Marchi nati dal nulla che si sono fatti largo nel mondo della moda, attirando un vasto pubblico di ragazzini e conquistando il mercato grazie a nuovi strumenti pubblicitari.
Sempre più spesso si sente parlare di azioni di guerriglia marketing e un nuovo linguaggio si sta facendo strada nel mondo della comunicazione: viral marketing, street marketing, stickering, eventi, promozioni sono le nuove strategie di diffusione e di conquista del mercato, che si allontanano da quelle tradizionali e che sembrano raggiungere il target in modo più efficace e con un notevole risparmio di costi.

Privilegiata nel campo dell’abbigliamento, di questa tecnica, insieme al passaparola e a eventi costruiti ad hoc, Guru e A-style sono stati i precursori.
Anche i proprietari di R35P3C7, Stefano Rho e Claudio Furlan, hanno fatto leva su questi nuovi strumenti. Li abbiamo incontrati.

- A cosa si deve la nascita del nuovo marchio Respect?

C.F. Alla strada e al gergo che unisce le persone che la vivono, obbligate a perseguire business, rapporti sociali basati sull’immagine e la competizione, fili conduttori dei nostri centri urbani... se proprio dobbiamo, facciamolo con rispetto!! e quale miglior modo di identificarsi con questa filosofia se non indossarla?
S.R. Prima di tutto R35P3C7 non è Respect, ma R35P3C7. Ci tengo a sottolinearlo solo perché penso che al mondo, di brand con il nome "respect" ne esisteranno un migliaio. Volevamo realizzare una "cosa" nostra, un nostro progetto con cui divertirci, con cui esprimerci senza fare gli artisti ma del puro business; in realtà di business ce n’è poco, lo sappiamo tutti: il campo dello street wear è saturo ma di sicuro noi con questo marchio ci stiamo divertendo.

 - Qual è la filosofia che sta alla base della vostra scelta?

C.F. La presa di coscienza che ogni individuo debba agire per se stesso e per gli altri in totale armonia con la società, che agisca per migliorare la propria condizione, partendo da ciò che lo circonda: questo è il rispetto per se stessi e per gli altri.
S.R. La filosofia è proprio il significato della parola, RISPETTO; stima, considerazione, devozione, adorazione, venerazione, omaggio, ossequio, deferenza per tutto cio’ che ci circonda e che ci piace.

- Il nome per essere efficace deve farsi notare. Perchè la scelta del nome Respect e di questo particolare lettering?

C.F. è un concetto che potrebbe essere facilmente banalizzato se letto con semplicità, con questo codice alfa-numerico lo rendiamo volontariamente di difficile comprensione incentivandone la curiosità: una volta decodificato, l’obiettivo è raggiunto, la persona che lo ha identificato ha investito tempo ed impegno...lo ha fatto suo!
S.R. Se una parola è difficile da leggere, una volta capito il suo senso, la persona lo ricorderà sempre e diffonderà il messaggio ai suoi amici.

- Una delle funzioni del nome è quella di rappresentare il posizionamento. Qual è quello del nuovo marchio Respect?
Street wear o urban wear, abbigliamento sportivo, abbigliamento comodo.

 - Quali strategie comunicative avete scelto per promuovere la diffusione del marchio?
Prima di tutto il passa parola: se il prodotto piace la gente ne parlerà, poi street marketing, ovvero sticker in giro per la città, poi eventi (feste in locali sponsorizzati - esposizioni di street art - contest di skate e snowboard).

Un modo alternativo per far parlare di sé, nuovi armi che i marchi giovani adottano per farsi cercare dai consumatori: graffiti, sticker, adesivi; in sostanza nuovi codici comunicativi che suscitano curiosità, destano sorpresa e influenzano più della pubblicità classica, a detta di alcuni studi condotti di recente sulle tecniche di marketing non convenzionale.

                                                            Francesca Donatacci

 
 

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