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FOCUS ON MANAGEMENT BRANDING MEDIA INTERNATIONAL

La crisi fa bene a premi e incentivi

Del: 09/11/2005

Con un titolo efficace, come sanno fare i media di lingua inglese, Motivating the Masses, la rivista statunitense Promo presenta la ricerca 2005 su un tema d’attualità tanto di qua quanto di là dell’Atlantico: valore dei premi e degli incentivi per collaboratori aziendali e consumatori.

E ne sottolinea la forte spinta motivante.
È, questo, un argomento di stringente attualità, come ben sa chiunque pratichi da vicino questi temi; sopra tutto ora che, stante la congiuntura economica in corso, le aziende, quando non li riducano, guardano agli investimenti in marketing e comunicazione above e below the line con un’oculatezza maggiore che in passato.

La ricerca di Promo ha registri differenti a seconda della prospettiva di chi esamina la materia: puntualizza gli strumenti ritenuti migliori dagli incentivatori (aziende, agenzie specializzate) e dagli incentivati (dipendenti, collaboratori ecc.).
Lo scenario, come detto, sono gli Usa. Senza saltare alle conclusioni, diciamo che il panorama generale italiano, nella realtà, non differisce troppo da quello esaminato dal magazine americano.
La diversità maggiore è – come vedremo - nelle nozioni specifiche sulla materia degli specialisti del settore: pragmatiche quelle americane; teoriche, al solito, quelle degli esperti di casa nostra.

I soldi
La ricerca afferma che il dollaro continua a essere il più popolare incentivo per dipendenti e consumatori americani.
I vantaggi, secondo il presidente di una delle società di consulenza incentive interpellate, sono palesi: i soldi dei programmi di incentivazione permettono ai dipendenti l’acquisto di beni desiderati senza intaccare lo stipendio e creano “risposte emozionali di lungo periodo” nelle persone.
Questi programmi sono consentiti da leggi che in Italia non ci sono oppure non ammettono: provate, per esempio, a parlare di stock option planning per i dipendenti ai nostri sindacati.
E tuttavia proprio oggi – euro, mercato globale ecc. - questi programmi meriterebbero ben altra attenzione da parte dei nostri pubblici amministratori e collegati.

Attività in crescita
Il 49,1% degli interpellati dall’inchiesta di Promo ha dichiarato di avere in corso programmi di incentivazione (l’anno scorso erano il 36,5%). E i budget per il 2006 indicano che il 40% prevede di aumentare ulteriormente gli investimenti in incentive; solo il 4,4% li ridurrà.
Con i consumatori che, dopo le contrazioni conseguenti all’11 settembre, spendono di più, le aziende secondo gli specialisti guarderanno sempre più ai programmi incentive come il modo per conservare la customer loyalty e acquisire una fetta maggiore del mercato.
Anzi, le aziende lungimiranti sanno già che per catturare e conservare quei consumatori occorre innanzi tutto assumere e conservare i dipendenti migliori e più… vivaci.
Naturalmente, la maniera migliore per ottenere ciò è approntare un buon programma d’incentivazione e premiare prestazioni e fedeltà del personale.
Grazie a questa filosofia (la mitica vision di tanta pubblicistica), il 44,2% degli intervistati riferisce di aver attivato programmi incentive per i customer, il 37,5% per i dipendenti, il 32,5% per la forza vendita e il 17,2% per i consumer.
Due cifre completano il quadro: secondo la ricerca, quest’anno la spesa per programmi di incentivazione interna (dipendenti) dovrebbe sfiorare una media di 268,6 dollari a persona (+1,3%); quella esterna (consumer) i 996,4 dollari (+1,2% sul 2004).
In totale, secondo la Incentive marketing association, la spesa americana per prodotti e servizi di incentivazione quest’anno dovrebbe raggiungere i 28 miliardi di dollari.

                                           Pier Giorgio Cozzi- Promotion Magazine

Guarda il sito: http://www.promotionmagazine.it/

Approfondisci nell’allegato strumenti, obiettivi e casi di incentivazione!


Allegati:
Incentivi e promozioni

 
 

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