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Unicef, necessaria la trasparenza

Del: 11/11/2005

Nelle scorse settimane l’Unicef, impegnata da quasi 60 anni "per portare gli aiuti necessari ai bambini, ovunque ce ne sia bisogno" ha presentato il proprio bilancio sociale, facendo il punto sulla situazione socio-economica attuale.
Quali le principali evidenze emerse? Lo abbiamo chiesto ad Annita di Donato, Direzione Raccolta Fondi Corporate Partnership Manager.
A differenza di quando si è inclini a pensare, la missione dell’UNICEF non è solo quella di portare aiuti, ma anche e soprattutto quella di portare sviluppo. Gli aiuti di emergenza sono la parte più visibile e comunicata ma il grande lavoro, spesso invisibile, è quello di riuscire a collaborare con i Governi e con le Istituzioni per realizzare politiche e leggi in grado di permettere ai bambini di sviluppare completamente le loro potenzialità.
Salute, scuola, uguagliana e protezione: queste le quattro macro-aree per le quali lavoriamo a favore dell’infanzia. Ci sono ancora paesi dove 3 bambini su 10 muoiono prima dei 5 anni. 120 milioni di bambini ogni anno non ricevono alcuna istruzione e la maggioranza di questi sono bambine. Si stimano 12 milioni di bambini orfani dell’HIV.
Circa il 40% dei neonati del mondo non vengono registrati alla nascita. E potrei continuare a lungo. Noi tutti ci auguriamo che i 9 Obiettivi di Sviluppo del Millennio, sanciti dalla Nazioni Unite con scadenza 2015 vengano sempre più diffusi e fatti propri dalle aziende.

Perchè un’azienda dovrebbe impegnarsi in progetti di Responsabilità Sociale?
Un’azienda nasce e cresce con l’obiettivo di produrre benessere e sviluppo. E credo che sia corretto sentire l’esigenza di rimettere in circolo parte del buono che essa genera. Credo anche che la CSR sia un modo di pensare e di fare. E’ cultura di impresa e non solo marketing aziendale.
E’ la sommatoria di pratiche etiche, dell’impegno verso la propria comunità di riferimento, della salvaguardia del proprio ambiente, dell’impegno a fornire prezzi giusti, di buona governance e di azioni trasparenti.
E anche UNICEF si pone le stesse domande delle aziende.
Abbiamo chiaro che non siamo solo destinatari di azioni di beneficenza, di donazioni ma che siamo a tutti gli effetti dei partner in grado di avviare relazioni di totale reciprocità?

Le nuove leggi in materia di CSR stanno portando le imprese a realizzare progetti coordinati di marketing sociale o- nonostante le nuove normative- nel nostro Paese si confonde ancora la filantropia con una solida politica di CSR?
Secondo me questo è un momento di grande confusione. E a parte poche grandi aziende che hanno avviato processi strutturati di CSR, all’interno dei quali il Cause Related Marketing, e ancor più la donazione, sono aspetti di un ben più vasto approccio, molto spesso tutto si mischia. Anche per Unicef e per tutto il no profit, non è facile districarsi. Per assurdo, più le aziende hanno strutturate politiche di CSR e più difficilmente donano denaro. Sempre più la donazione diventa un mettere a disposizione del no profit risorse di varia natura: ore di lavoro dei dipendenti, competenze, mezzi di comunicazione, prodotti. E quand’anche avvenga la donazione in denaro essa è soggetta ad una serie di controlli sempre più stringenti: a quale progetto destinarli? Come saranno spesi?
Quale la struttura dei costi dell’organizzazione no profit? Noi siamo ben felici di questo ma come in tutti i cambiamenti, è necessario prenderne atto ed esser pronti a farvi fronte.
Tornando però alla confusione tra filantropia, CRM e CSR, è anche vero che da qualche parte si deve iniziare, e sta succedendo che medie aziende che abbiano iniziato con timide azioni di Cause Related Marketing abbiano pian piano assorbito un modo di pensare e di fare che si sia propagato in azienda arrivando ben oltre l’azione di marketing.

Attraverso qali iniziative state promuovendo la collaborazione delle imprese italiane con Unicef?
Intanto cerchiamo di far passare un concetto importantissimo: noi siamo qui non solo per chiedere ma anche per dare. Il bilancio sociale UNICEF è un momento fondamentale per DARE informazioni, DARE trasparenza, DARE conoscenza.
E anche nelle partnership noi cerchiamo di DARE collaborazione, aiuto, motivazione. Cerchiamo di coinvolgere le aziende ben oltre la donazione, cerchiamo di convincerle a venire con noi sul campo per toccare con mano e vedere cosa facciamo con i soldi loro e dei loro clienti/dipendenti.
Cerchiamo di trasformarle in nostre “messaggere”, di fare in modo che siano esse stesse motore di conoscenza, di mettere a loro disposizione la nostra competenza in marketing sociale. E poi anziché aspettare che siano loro a venire da noi, proviamo ad andare noi da loro.
Abbiamo questo immenso privilegio:di chiamarci UNICEF e di poter contare sulla disponibilità all’ascolto di buona parte del managment aziendale che, spesso, non ha idea di quello e di quando si possa fare assieme, e con risultati davvero notevoli a favore sia dei “nostri” bambini, ma anche dei loro “stakeholder”.

                                                                 Rossella Ivone

 
 

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