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Mc Donald’s, il blog fa flop?

Del: 23/02/2006

Che sia furba o lungimirante, è ancora troppo presto per giudicare. Di certo è coraggiosa, l’iniziativa di Mc Donald’s di aprire un blog in Rete tutto dedicato alla propria Responsabilità Sociale.

Contestata a livello mondiale per l’impatto ecologico ed economico indotto dai metodi di coltivazione e allevamento, oggetto di boicottaggi da parte dei no-global e di critiche pesanti dai medici e dai salutisti, la catena fondata dai fratelli McDonald nel 1937, si rivela ancora una volta attenta alle nuove strategie marketing per confermare la propria leadership, che lo scorso anno ha avuto una crescita quasi del 5% nei soli Stai Uniti.

 E così, dopo aver puntato per decenni su forti campagne pubblicitarie e su pesanti promozioni, in queste settimane, complici le nuove teorie sulla Corporate Social Responsibility e le opportunità di dialogo con i consumatori offerte dalla Rete, Mc Donald’s ha sorpreso tutti con il lancio di “Open for Discussion”, lo spazio aperto alla discussione e al confronto con i propri customer.

A gestirlo, Bob Langert, Senior Director per la Corporate Social Responsibility della catena, che dichiara nella home page i propri intenti, “aprire una porta virtuale ai clienti a ascoltare i loro consigli e le loro richieste, ponendosi sullo stesso piano”, visto che “non si può crescere senza l’ascolto”: una filosofia che- lungi dal perseguire una politica di mercato aggressiva tipica del passato- si rivela quanto mai umile e low profile, come da recenti indicazioni dei guru del marketing.

Il consumatore è cambiato, la gente vuole essere protagonista delle proprie scelte di acquisto e informata sull’etica delle aziende: non si può più prescindere da questi concetti cardini.

Mc Donald’s lo ha fatto. Il blog è pulito, i contenuti chiari, la grafica navigabile, l’apertura alle opinioni del popolo della Rete totale.
Eppure finora i post tardano ad arrivare (nelle prime settimane sono stati solo cinque) e le proposte di Langert non sono stimolanti come nelle sue intenzioni.
Sarà che ai contestatori non interessa neppure avere un dialogo con la catena di hamburger più famosa del mondo?

Sarà che i consumatori preferiscono che siano aperte le porte delle cucine e non quelle della Rete per costruire un dialogo attivo con Mc Donald’s?
Noi ci ripromettiamo di monitorare la vicenda, per tastate il polso a questa operazione di marketing e scoprirne il seguito, che si preannuncia un boccone di marketing troppo succulento da lasciarsi scappare!
                                                         Rossella Ivone

 
 

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