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FOCUS ON MANAGEMENT BRANDING MEDIA INTERNATIONAL

Le nuove forntiere della moda

Del: 03/04/2006

Puntare sulle caratteristiche del Made in Italy, valorizzare il nostro stile e soprattutto affidarsi a un management flessibile e in grado di leggere le diversità e le opportunità dei nuovi mercati: questi i segreti per le imprese che vogliono vincere la sfida della globalizzazione.
Una sfida difficile, ma non impossibile, soprattutto in settori in cui l’Italia è leader di mercato. Come la moda.

A fare il punto della situazione un convegno organizzato a Milano da Somedia, che ha analizzato- attraverso studi e casi reali- difficoltà, strategie, soluzioni per mantenere alto il livello del sistema.

La moda infatti, con oltre 20 miliardi di euro di saldo commerciale con l’estero, è uno dei pilastri della competitività dell’Italia: rispetto agli altri Paesi europei il suo peso è circa il doppio (oltre il 12% contro il
6% di media) in termini di valore aggiunto e ancor di più in termini di occupati.

Un vantaggio competitivo che l’Italia ha guadagnato negli anni ’70-80, quando le nostre aziende hanno cambiato le regole del gioco di tutto il settore, trasferendo le logiche del fashion (con collezioni rinnovate stagionalmente) all’intero mercato della moda e scalzando Francia (nell’Alta Moda, nell’accessorio di lusso e nel Pret-a-porter Donna), l’Inghilterra (nell’abbigliamento e negli accessori eleganti per Uomo) e USA (nel Jeanswear & Casual, nell’abbigliamento e nelle calzature formali di massa).

Scenario che si è ulteriormente evoluto nel corso di questo ultimo decennio, a causa dell’emergere di nuovi mercati e nuovi concorrenti a basso costo di manodopera, come Spagna ed Asia, che stanno ridisegnando il panorama internazionale della moda.

L’imperativo per le nostre imprese è attuare strategie di cambiamento a seconda dei vari cluster a cui appartengono.

Se artigianalità, qualità e creatività della filiera devono essere le armi i brand del lusso (Ferragamo, Tod’s, Fendi, Zegna, Max Mara, Brioni, Loro Piana...) e le griffe Trend Maker (Gucci, Prada, Armani, Dolce e Gabbana...), sviluppare crescita dimensionale e internazionale attraverso la massima sinergia con i leader di settore è il segreto per i marchi italiani del Fashion Accessibile (Pinko, Patrizia Pepe, Diesel...).

Per le imprese Value for money (Guru, Geox, Corneliani, Nero Giardini...), Basic di massa (Benetton, Stefanel...) e Pronto Moda (Extyn, Annarita N, Nadine...) i punti cardinali per affrontare il mercato sono tre: innovare stile e qualità del prodotto, offrire il massimo servizio al trade e al consumatore finale, mantenere elevata la qualità del prodotto: elementi su cui hanno puntato finora solo pochi marchi e che dovrebbero entrare quanto prima nelle priorità degli imprenditori della moda. Pena l’esclusione da un mercato sempre più affolllato e difficile.

 
 

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