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Driade, la ricetta per conquistare l’Asia

Del: 03/04/2006

Il nome è quello della divinità greca che abitava nei boschi e li proteggeva, la cura dei dettagli quella milanese, la creatività tutta italiana: Driade, una delle aziende simbolo del design made in Italy, nasce su questi tre punti. Un’impresa in crescita, nonostante un mercato non facile, che ha visto negli ultimi anni la scomparsa di molti piccoli e medi fornitori.

“Una crisi che non ci spaventa- commenta Elisa Astori, responsabile della comunicazione dell’azienda, fondata nel 1968, che ha chiuso il 2005 con un fatturato di 30 milioni di euro su un mercato di 84 Paesi- perché il nostro è un progetto a 360 gradi, che definisce un’estetica dell’abitare in costante evoluzione, grazie al supporto di un linguaggio variegato e a designer di fama riconosciuta”.

Proprio a Driade si deve infatti l’affermazione di Phlip Stark come artista internazionale, capace di interpretare la filosofia del design in tutte le sue declinazioni: la sua scoperta, nel 1984 e poi la creazione di oggetti che hanno caratterizzato gli ultimi venti anni della storia di questa arte si deve alle capacità di talent scout della famiglia Astori, proprietaria dell’azienda. Capacità che in questi ultimi anni ha visto il marchio orientarsi con sempre maggiore insistenza verso i mercati asiatici. A cominciare dal Giappone, che costituisce dopo Germania, Francia e Spagna, il quarto mercato per Driade, che rivolge il 67% della sua produzione all’estero e il restante 33% al mercato italiano.

“Amore per il bello, gusto estremo dell’estetica e grande passione per il made in Italy contraddistinguono i giapponesi- chiarisce Elisa Astori- per questo siamo presenti in quel mercato con due store e ci avvaliamo di quattro designer giapponesi, tutti animati da una capacità di interpretare il mondo attraverso continue ricerche di materiali e nuove forme espressive.” Un connubio, quello con l’Oriente, che Driade ha intenzione di approfondire nei prossimi anni.

“Stiamo studiando molto attentamente il mercato cinese- dice la responsabile comunicazione dell’azienda- perché ha enormi potenzialità e fermenti che l’Italia e le sue aziende non possono lasciarsi scappare. Stiamo studiando l’apertura di due show room, uno a Pechino, l’altro a Shanghai per promuovere la nostra immagine anche in Cina. Al contempo stiamo ricercando artisti e designer di quel Paese, anche se è una ricerca ardua, vista la mancanza di una forte tradizione artistica, almeno negli ultimi cento anni.”

E se l’Asia costituisce un mercato di conquista, l’Est è anche fucina di materie prime utilizzate dall’azienda per le sue produzioni (concentrate per l’83% in Italia e per il 17% all’estero), dall’alluminio indonesiano, all’acciaio della Corea.

“Creare un brand internazionale, capace di cogliere le esigenze di un pubblico diversificato e curioso, trasferire il nostro amore per il total living, estendere la cultura dell’abitare e puntare sui talenti emergenti: questa la nostra filosofia- conclude Astori- una sfida che ci siamo posti come prioritaria per far crescere la nostra azienda, che sta vivendo il passaggio dalla prima alla seconda generazione come un momento proficuo di scambio e crescita di proposte, progetti e mercati.”

                                                                   Rossella Ivone

 
 

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