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La comunicazione etica

Del: 14/04/2006

La comunicazione è un elemento connaturato nell’uomo: nessuno può esistere senza comunicare. Di per sé la comunicazione è neutrale, sono i contenuti che essa esprime che la rendono, rispetto ad un sistema valoriale, etica o meno.
Nel tempo molti filosofi hanno studiato il valore di persuasione, di convinzione, di trasmissione di valori o disvalori della comunicazione.

“Nel modo seguente la parola è un potente signore che, pur dotato di corpo piccolissimo e invisibile compie le opere più divine. Essa può far cessare il timore, togliere il dolore, dare una gioia, accrescere la compassione. Chi la ascolta è invaso da un brivido, dal terrore, da una compassione che strappa le lacrime e da una struggente brama di dolore Il fascino divino che suscita la parola è anche generatore di piacere e può liberare dal dolore. La forza dell’incantesimo, accompagnandosi all’opinione dell’anima, la seduce, persuade e trasforma per mezzo del suo incanto.”
Queste parole sono contenute nell’Elogio ad Elena di Gorgia da Lentini, famoso sofista vissuto nel V secolo a.C., uno degli iniziatori della retorica.

Parole che, se ce ne fosse bisogno, sottolineano il riconoscimento, sin da tempi remoti, della forza della comunicazione nella società.
Ma come può la comunicazione essere etica? Una comunicazione per essere etica deve avere due caratteristiche: avere al centro l’uomo;  trasmettere novità.

Questa idea vale sia nel sistema di comunicazione privato che pubblico. La nostra attenzione si deve ora spostare sui mezzi di comunicazione.
Lo sviluppo tecnologico ha notevolmente mutato i sistemi relazionali: i mezzi di comunicazione di massa e ora dei new-media, si traducono in una sorta di distacco comunicativo tra gli attori della comunicazione. La comunicazione è, pertanto, un prodotto che non necessita di una presenza faccia a faccia, nello stesso luogo e nello stesso momento, dei diversi attori.
Ne segue, ad esempio tramite la TV, che mentre sono pochi quelli che producono informazione sono molti quelli che la utilizzano/ricevono.

Ciò ha, almeno due conseguenze: la prima permette alle persone di avere una rappresentazione dell’ambiente prescindendo da una relazione diretta con esso e la seconda, molto importante, comporta un rapporto individuale con l’ambiente, cioè una certa solitudine nella costruzione della propria identità culturale la quale utilizza le informazioni mediate dai mezzi di comunicazione.
Che cosa cercano di fare i mezzi di comunicazione? Il loro primo obiettivo è quello di persuaderci.
Uno degli aspetti della comunicazione è la volontà di persuadere. Gli individui sono continuamente bersagliati da messaggi che hanno il fine di indurli ad assumere qualche atteggiamento e a mettere in pratica specifici comportamenti.
Ora si tratta di votare, ora di acquistare un prodotto, ora di scegliere un certo film con cui passare la serata, piuttosto che uscire con una certa persona.
La ricerca della persuasione è così intimamente insita in tutte le relazioni umane che non può essere davvero messa in discussione. Le aziende comunicano con il loro pubblico per persuaderlo che il prodotto/servizio di cui si occupano risponde perfettamente ai bisogni dei propri interlocutori.
La comunicazione persuasiva dà impulso alle attività dell’azienda. L’azienda che si sviluppa da più lavoro.
Ma è etico questo sviluppo se si appoggia alla possibile ambiguità della comunicazione?
E’ etico nel breve o nel lungo termine?

                                                                      Edi Florian 
                                                              Impresa Responsabile

Scoprilo nell’allegato!

Allegati:
Comunicazione etica

 
 

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