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Una t-shirt...da giocare

Del: 20/04/2006

Se avete acquistato una t-shirt Edoc Laudry state attenti ad indossarla per le strade della città: qualcuno potrebbe fermarvi ed iniziare ad esaminare attentamente i designi e le trame della maglietta!

Sì, perché quella che state indossando non è un semplice capo d’abbigliamento, ma un pezzo di un puzzle ricercato da migliaia di “giocatori”.
È questa la strategia di marketing della nuova marca di abbigliamento di Seattle.
Nothing to hide: è il claim di EDOC Laudry ed in giustificata incoerenza con esso in ogni prodotto EDOC è “nascosto” un indizio per la soluzione del gioco utilizzato come veicolo promozionale per i prodotti.
Si chiamano ARG, Alternate-Reality Game e non è certo la prima volta che un’azienda li utilizzi per la promozione di nuovi prodotti.

La originalità dell’azione risiede, invece, nel fatto che questa volta ad utilizzare un ARG è un’impresa operante nel settore della moda. Generalmente gli ARG costituiscono veicoli promozionali per beni diversi da capi d’abbigliamento: vengono utilizzati per prodotti legati al mondo multimediale o al cinema.
Esempi di successo ormai noti sono “The Beast” sviluppato per promuovere il film di Spielberg “A.I.” nel 2001 e considerato oggi il capostipite degli ARGs promozionali, “I Love Bees”, lanciato nel 2004 per promuovere il videogioco Halo 2 e “Last call Poker” per il videogioco Gun del 2005.

La linea di abbigliamento Edoc Laundry integra l’ARG in magliette, cappelli e accessori.
Questi ultimi infatti nascondono parole e simboli che una volta scoperti devono essere utilizzati dai clienti/giocatori per “sbloccare” on-line i complessi elementi di una storia creata ad hoc (una delle cd Fake stories).

La storia, presente sul sito www.edoclaudry.com , riguarda la misteriosa morte del manager di una band fittizia chiamata Poor Richard.

Cosa si cela dietro la sua morte? Perché la band era così legata al suo manager?
Le istruzioni per il gioco sono contenute sulle etichette dei capi. La soluzione sono i capi stessi. Veramente una bella iniziativa che testimonia il dinamismo e la creatività nel marketing della moda. Non importa se alla fine il gioco è “fine a sé stesso”.

Anzi sì, importa e come: l’efficacia dello strumento di marketing è proprio questo, che si parli della marca!

Certo molti giocatori si limitreranno a giocare on line con gli indizi e le soluzioni postate dai veri clienti di EDOC Laudry e non acquisteranno alcun capo d’abbigliamento, ma le parole di Shane Small, co-fondatore e art director di EDOC Laudry con un’esperienza di 12 anni nel campo della moda, sono più che significative: “My whole thing is, if they’re talking about for the next 30 minutes, I have done more for one T-shirt than I’ve ever done in my whole life”
e ancora: “The best you’re usually going to get is, ‘Hey, I like your T-shirt!”.
Un bel passo in avanti nel coinvolgimento emozionale del cliente, no?


                                                         Francesco Colantonio
                                                        www.ateneoimpresa.it

Approfondisci tutta la case history nell’allegato!


Allegati:
Il caso EDOC Laudry

 
 

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