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Hooters, la catena very hot

Del: 27/04/2006

“Delightfully tacky, yet unrefined” è uno degli slogan di Hooters, catena di ristoranti americana poco conosciuta da noi, ma tuttavia di grande interesse.
Si tratta infatti di un esempio magistrale di come si possano coniugare poche idee semplicissime con nuovi simboli della cultura popolare americana.

Nata nel 1983 a Clearwater (Florida) da un bar da spiaggia, a opera di sei operatori commerciali che, stanchi della routine, decisero di crearsi un luogo in cui gustare musica degli anni ’60, memorabilia dei grandi eventi sportivi assieme a piatti poveri, ma appetitosi serviti da belle ragazze.
Si trattava del meglio di ciò che sino a pochi anni fa, in Italia, chiamavamo qualunquismo.

Da quel prototipo sono stati ricavati 375 ristoranti in 46 stati americani e un certo numero di presenze in Argentina, Aruba, Austria, Brasile, Canada, Cile, Inghilterra, Guatemala, Messico, Singapore, Svizzera, Taiwan. L’Italia è attualmente scoperta.

Oggi le locazioni negli Usa sono esaurite e non vengono più concesse licenze di franchising, sebbene si stimi che potenzialmente gli Hooters statunitensi potrebbero essere 1.000.
L’attuale presidente Bob Brooks riassume il segreto del successo di Hooters in un fulmineo: “Good food, cold beer, pretty girls never out of style”. In realtà il buon cibo (per i clienti americani) potrebbe attrarre anche da noi i giovanissimi essendo costituito essenzialmente da “finger food”: alette di pollo, anelli di cipolla fritti, frutti di mare, pickle… tanta birra e nessun superalcolico. La caratteristica principale di Hooters è però la presenza delle 15.000 belle e giovani ragazze che servono ai tavoli.

Allegre e spigliate indossano una divisa sportiva, sexy, ma non volgare al pari delle celebri ragazze pom-pon.
La loro bellezza maliziosa, ma mai offensiva per le famigliole che frequentano i locali della catena, costituisce il punto di partenza per l’offerta di un ricco merchandising tra cui anche un celebre calendario, magliette e dvd dedicati alle ragazze che puntano alla carriera di modelle.

Il tutto in linea con la tradizione dato che la prima delle Hooters Girl, Lynne Austin venne ingaggiata mentre partecipava a un concorso di bellezza in bikini.
Il locale originario era allora costruito interamente di legno e questa caratteristica ha ispirato i semplici interior attuali, che presentano un’altra caratteristica curiosa: un’illuminazione supplementare costituita da decine di luci decorative natalizie.

Infatti, le luci di Natale del primo locale non vennero mai rimosse per la pigrizia dei gestori di allora e si trasformarono così in un simbolo acquisito.
Il nome dell’insegna – Hooters - deriva da una commedia di successo e richiama gli occhi dei gufi, pur se nel tempo è divenuto sinonimo dei seni delle belle ragazze. L’approccio che potrebbe apparire decisamente maschilista è in realtà lontano da quello di Playboy, per esempio.

Si ispira piuttosto al culto di una semplice, sana e allegra bellezza femminile americana, che non si vergogna di essere tale. In realtà, le norme che hanno regolato l’abbigliamento e il comportamento delle oltre 200.000 ragazze occupate da Hooters dal 1993, sono oltremodo dettagliate e rigorose a proposito di trucco, gioielli, tatuaggi e divise. Bandita ogni volgarità o approccio audace alle ragazze: guardare (con discrezione) e non toccare, data la presenza di un servizio maschile addetto alla cucina e ai lavori faticosi.

Anzi, nel 1995 Hooters dovette fronteggiare una seria e curiosa minaccia: una causa da parte della Equal Employment Opportunities Commission contestava l’esclusione degli uomini dal ruolo di camerieri nei ristoranti della catena.
La causa venne ovviamente vinta da Hooters, sebbene rivendicazioni sessiste di qualche maschio non manchino.

In particolare è interessante l’intensa attività promozionale svolta dall’insegna che organizza tornei di golf, gare motoristiche, ma anche opere caritatevoli che in un paese moralista come gli Usa l’hanno preservata da attacchi sul piano etico.

Molto sviluppato è poi il merchandising che spazia da prodotti alimentari da asporto quali salse per le alette di pollo a una ampia e crescente gamma di gadget a tema.

                                                                      Daniele Tirelli

Guarda il sito: http://www.promotionmagazine.it/

 

 

 
 

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