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Design, brand e Blue inspiration

Del: 25/05/2006

Nel blu di Bombay Sapphire galleggiano un segreto e una promessa. Il segreto è la formula antica di questo gin super premium racchiuso in un packaging sofisticato. La promessa, per quanto impegnativa, non è una trovata commerciale ma l’autentica vocazione del brand: Blue inspiration.


Sanno bene gli artisti che l’ispirazione è una musa fragile e capricciosa, uno stato di grazia cui si arriva per sentieri misteriosi. Una sfida. Lo sa anche Bombay, che ne ha fatto la propria ragione d’essere inventando un legame inedito con il mondo del design.
La liason va molto oltre il semplice concetto di sponsorizzazione, ha più affinità con le regole della passione del mecenatismo. E questa passione viene declinata in molti modi attraverso iniziative a livello internazionale che coinvolgono il gotha del design.
Prendi il guru britannico del settore Tom Dixon. Persino lui si è lasciato ispirare da Bombay e il risultato (un’installazione per cui sono stati impiegati 12mila elastici blu) è stato applaudito per giorni a Trafalgar Square.
Prendi anche altri nomi grandissimi di quella forma d’arte contemporanea che rivisita gli oggetti di uso comune: Karim Rashid , Emma Gardner, Ron Arad, Tord Boontye.
Blue inspiration in questo caso significa metterli assieme e fare la gioia dei design lover con gli Inspirational Happenings di Bombay Sapphire, eventi unici che offrono agli appassionati, agli studenti e ai media momenti di confronto e workshop creativi.
E poi c’è la sfida per chi famoso non è ancora ma vuole diventarlo: lo straordinario palcoscenico di Bombay Sapphire Designer Glass Competition che coinvolge i giovani designer nella creazione di nuovi bicchieri ispirati alla coppetta Martini. Una promessa, tante strade per mantenerla.

Il blu domina anche il suggestivo sito internet (inspirationalroom.com oppure bombaysapphire.com) in cui l’icona di Bombay offre altre fonti di ispirazione: dalle “mappe” che a rotazione svelano le meraviglie nascoste d’Italia al catalogo di utensili che l’intervento ispirato del designer riesce a sottrarre a un destino banale.
Incoraggiare la creatività, invitare le aziende a riscoprire progetti alternativi.

La forza sta nel grande appeal del prodotto, nel suo “abito” elegante, nella storia
.
L’avventura di Bombay Sapphire ha inizio nel 1761 fra le radure del Lancaster, quando dalle cantine dei maestri distillatori esce un giorno la ricetta perfetta. Dieci botanicals, un processo di distillazione esclusivo. La formula magica di un gin diverso da tutti gli altri perchè ha dentro il mondo. Mandorle profumate e limoni di Spagna, liquirizia dalla Cina, bacche di ginepro e radice di iris dall’Italia. E poi radici di angelica della Sassonia, semi di coriandolo dal Marocco, cassia dall’Indocina. Sono gli otto ingredienti di base del Bomaby Dry Gin, cui viene aggiunto il tocco esotico delle spezie: le bacche di Cubeis dell’isola di Giava, i grani del paradiso dell’Africa occidentale. Basterebbero le parole. Ma per capire davvero è meglio versare Bombay Sapphire in un bicchiere, aggiungere qualche cubetto di ghiaccio, acqua tonica e una fettina di limone. Lì è riassunta la grande lezione di un “super premium” dall’aroma inconfondibile, che deve la sua eccezionalità agli ingredienti rari ma anche all’esclusivo processo di distillazione nei quattro alambicchi Carterhead, gli unici esistenti al mondo. A Bombay Sapphire non si arriva per la strada che porta a tutti gli altri gin. Anziché distillare in contemporanea erbe e alcol di cereali, i tecnici procedono separatamente, non una ma tre volte.
Ottenendo un risultato finissimo dal gusto morbido e dall’aroma marcato che dopo secoli continua a stupire.
Tutto blu, originale sin dalle origini, naturalmente di tendenza.


Allegati:
Blue inspiration

 
 

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