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Videoclip: dal cinema al retailtainment

Del: 01/06/2006

Quella del videoclip è una storia che occupa quasi trent’anni. Non è solo una storia di musica: il videoclip, in quanto creatore di un nuovo tipo di linguaggio, ha infatti raccontato a sua volta molte storie diverse.

Utilizzando un’ottica insolita, si potrebbe dire che quella del videoclip è una storia di “contaminazioni”. Contaminazioni tra linguaggi, anzitutto: perché il videoclip, nato come filmato video di semplice accompagnamento alla musica, ha inglobato e influenzato a sua volta molti altri generi audiovisivi, dal cinema allo spot. Ma per “contaminazioni” si intende anche un altro fenomeno: il videoclip ha preso nuovi percorsi, trovato nuovi spazi, ha letteralmente “contaminato” nuove aree della comunicazione.

Contaminazione cinema > videoclip
Soprattutto all’inizio della sua storia, è il videoclip ad assorbire, un po’ come una spugna, il linguaggio del genere audiovisivo per eccellenza: il cinema. I videoclip in questo senso si trasformano in veri “mini-film” musicali. Esempio chiave in questo senso, è il videoclip di “Thriller”, pezzo storico di Michael Jackson. Il regista del video, John Landis, sceglie di girare un vero e proprio cortometraggio, della durata di circa 15 min (versione originale). Il videoclip non intende semplicemente presentare il brano musicale e l’artista, ma anche raccontare una storia. Attingendo a piene mani dal topos cinematografico “thriller-horror”, il videoclip si snoda attraverso un crescendo di suspense, in un’ambientazione tipicamente cinematografica. Non è un caso se John Landis abbia inserito anche l’elemento cinematografico (Michael Jackson e la sua bella al cinema, appunto) all’interno della storia.

Contaminazione tv > videoclip
Anche il linguaggio televisivo diventa una fonte cui attingere. Trend assolutamente in crescita, quello dei videoclip con ambientazione reality. E’ il caso ad esempio di “Survivor”, brano delle Destiny’s Child legato all’omonimo reality televisivo americano, o del videoclip de “Lo strano percorso” (Max Pezzali), in ambientazione Grande Fratello. Più originale “Manufactured Miracles”, di Robbie Williams, videoclip all’interno del quale la formula reality si mescola con il fandom: tutto si svolge infatti in una trasmissione che vede vari partecipanti in gara per il titolo di miglior sosia dell’artista.

Contaminazione videoclip>spot
Dall’altra parte, anche il linguaggio del videoclip comincia ad influenzare altri tipi di linguaggio. Gli spot, ad esempio, iniziano a riconoscere e a fare propria la grande efficacia del linguaggio del videoclip musicale: tra i più riusciti, il memorabile spot-videoclip Levi’s “Boombastic” (Shaggy), realizzato con la stessa tecnica a base di plastilina di film come “Wallace e Gromit”. Lo spot, davvero divertente, porta ovviamente al successo il brano di Shaggy. Sono comunque numerosissimi i casi di questo genere, anche tra gli spot più recenti.

Contaminazione videoclip> comunicazione instore e retailtainment
Liquido, veloce e di intrattenimento: bastano queste caratteristiche per fare del videoclip uno degli strumenti più utilizzati per rendere più piacevole la permanenza dei visitatori all’interno di punti vendita e di ristorazione. Mentre moltissimi pub e caffé si sintonizzano sulle principali reti musicali, anche aziende di altri settori iniziano ad interessarsi a strumenti di questo tipo.

E’ il caso di Guy Degrenne, azienda francese leader a livello mondiale nella realizzazione di oggetti per la casa. Guy Degrenne, infatti, sceglie per la catena dei propri negozi in Francia il linguaggio del videoclip come forma di retailtainment, ma con una particolarità: caso più unico che raro, Guy Degrenne fa realizzare dei videoclip ad hoc, personalizzati, all’interno dei quali i protagonisti sono i propri prodotti. Si tratta di un caso di grandissimo interesse, che potrebbe prefigurare un trend in via di affermazione: l’utilizzo di un sottofondo audio-visivo personalizzato all’interno dei negozi, in una logica di comunicazione capillare, legata all’esperienza live del consumatore.

Il videoclip, proprio per l’immediatezza del suo linguaggio, sembra essere quello che più di ogni altro ha le potenzialità per contaminare altre forme di comunicazione, altri spazi, altri percorsi, complice anche lo sviluppo tecnologico dei lettori audio-video e dei telefonini.

L’era del videoclip everywhere è già qui.

Approfondisci la case history in allegato

                                                                 Chiara Santoro 
                                                                                      www.kiver.com


Allegati:
Caso Guy Degrenne

 
 

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