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Del: 09/06/2006

L’in-formazione, nodo cruciale per approdare ad una nuova mentalità, fondamenta dell’edificio della “connected knowledge” che governerà sostanza e comunicazione del futuro.

Per la costruzione di una nuova società della conoscenza condivisa e per il ritorno ad una società dell’eccellenza, simile a quella che animava gli anni ’60, sono necessari impegno, formazione ed informazione unitamente ad una grande creatività che ne detti la sostanza e i ritmi. Gli oggetti perdono di peso a favore dell’immateriale e dell’informazione: Marshall Mc Luhan sostiene che “Ci vedremo sempre più trasformati in informazione, in marcia verso l’estensione tecnologica della coscienza”.

Eccellenza + conoscenza = innovazione
Oggi uno sviluppo economico sostenibile e duraturo deve essere legato ad uno strutturale recupero di competitività; negli ultimi anni si è andato affermando il concetto di economia knowledge-based, in cui la conoscenza diviene la risorsa fondamentale. Non c’è sviluppo senza innovazione e questa non può esistere senza ricerca, formazione e atteggiamento positivo verso il nuovo. L’Italia sta perdendo terreno in eccellenza, nella ricerca e particolarmente nel settore dell’innovazione scientifica e tecnologica; siamo diventati “consumatori” e non più “produttori” di innovazione, accontentandoci di sviluppare ciò che altri realizzano e rinunciando ad essere artefici di un’industrializzazione avanzata e attuale: ecco perché la in-formazione è un punto strategico.
Le statistiche ci penalizzano in modo evidente: da una ricerca effettuata su 104 Pesi dal World Economic Forum risulta che l’Italia è 79esima per la qualità delle istituzioni della ricerca scientifica e 78esima per gli investimenti in ricerca e sviluppo.
Uno degli aspetti impoverenti dell’eccellenza italiana è la mancanza di humus culturale e di infrastrutture atte ad attirare i talenti. Abbiamo un esempio di quest’ultimo limite nel mondo della moda: nell’elenco dei sette maggiori stilisti l’unico italiano è Prada. In mezzo alle polemiche, intervistata, la maison risponde “Non mi meraviglio dell’assenza di italiani a discapito dei francesi; parlando di infrastrutture e ambiente culturale, attualmente l’offerta di Milano o Firenze non è lontanamente paragonabile a quella di Parigi”.

C’è richiesta di semplicità Le tecnologie fanno la parte del leone nell’innovazione del terzo millennio e l’Italia segue questo andamento. Una ricerca condotta da Renato Manheimer nell’ottobre 2004 sulle attitudini degli italiani ha rivelato una predisposizione sempre più frequente all’utilizzo di nuovi media ed una tendenza alla convergenza digitale; il 50% ha in casa più di un apparecchio digitale, il 51% il PC tradizionale, il 43% un lettore DVD e il 26% una macchina fotografica digitale; ben il 40%, però, non è in grado di utilizzarne pienamente le potenzialità offerte. In Italia c’è una forte domanda di tecnologia e una disponibilità all’acquisto di dispositivi digitali; la metà degli intervistati si dice pronta a spendere fino a 1.000 euro per un prodotto innovativo e la percentuale arriva al 76% tra coloro che già utilizzano apparecchi elettronici. In conclusione della ricerca, Manheimer sostiene che “C’è una grande richiesta di tecnologia da parte di un pubblico sempre più vasto e trasversale a tutte le fasce di età e di reddito”.

                                             Di Fabrizio Bellavista e Laura Podda

     

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