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Pianificare, organizzare e comunicare la sicurezza

Del: 15/06/2006


Il tema che affrontiamo oggi è “Sicurezza e protezione, prima regola comunicare”, io però avrei invertito le parole scrivendo “Prima regola comunicare sicurezza e protezione ”, dico questo, quasi in controtendenza con il Salone COM-PA e con l’attività di comunicatore che svolgo e un po’ come provocazione, perché il termine sicurezza è un termine ampio, che si declina con interventi articolati e complessi. Alcune volte invece la sicurezza ha, almeno per le Forze di Polizia, caratteristiche vicine all’incomunicabilità; pensate a quello che è la sicurezza personale: per proteggere le persone meno si sa chi sono, cosa fanno, dove vanno, lungo quali percorsi, più elevato risulta il livello di sicurezza. Pensiamo invece al terrorismo, l’esempio di quanto è successo in Inghilterra dopo gli attentati a Londra, dove c’è stato un lavoro comune della stampa e delle Istituzioni per evitare la diffusione di immagini particolarmente crude ed emotivamente forti, dimostra che comunicare sulla sicurezza non è la prima regola.

Per me, che oltre ad essere un comunicatore sono anche responsabile delle relazioni esterne della Polizia di Stato e sono anche un poliziotto, la prima regola sulla sicurezza è pianificare, organizzare, dislocare bene le risorse, farne buon uso, creare coordinamento, poi, naturalmente, c’è la comunicazione. Ma il primo aspetto evidentemente è quello di organizzare i servizi perché possano erogare un prodotto efficace ed efficiente.

Pensiamo a che cosa è la riservatezza nella comunicazione sulla sicurezza rispetto all’attività della Polizia giudiziaria, dove c’è un vero proprio segreto istruttorio: la discussione che attraversa in questo momento il nostro Paese su cosa si può rivelare, il tema delle intercettazioni, il tema della limitazione dell’attività dei giornalisti in questo ambito è abbastanza emblematico. Perciò non sempre la prima regola è comunicare, almeno per quanto riguarda la sicurezza, perché altri aspetti entrano a pieno titolo nell’organizzazione e quindi nell’efficienza del servizio sicurezza e protezione.

Va altresì rilevato che il titolo del nostro incontro, molto sintetico ma anche tranchant, si pone nell’ottica di introdurre la comunicazione come un elemento portante nella strategia della sicurezza, affermando che la comunicazione e la sicurezza possono camminare di pari passo: in effetti è così. Dico questo perché il Censis, nel 2003, nel presentare il suo rapporto annuale dove dedica un capitolo al tema della sicurezza con dati, statistiche, confronti e analisi, per la prima volta ha introdotto un sottocapitolo “Comunicare la sicurezza”, sul rapporto tra la comunicazione e la sicurezza. Analizzando perché la comunicazione entra in modo prorompente nel tema della sicurezza dice “in particolar modo le Istituzioni preposte alla salvaguardia della sicurezza si sono rese conto come la comunicazione possa rappresentare un formidabile strumento non solo di diffusione delle paure, ma anche di riduzione dei livelli di tensione”. Con ciò affermando che in questo ambito la comunicazione ha un duplice aspetto: da un lato può amplificare certi stati d’animo della cittadinanza suscitando un allarmismo che può anche andare al di là di quella che è la reale incidenza dell’attività criminale in un certo territorio, ma d’altro lato può contribuire, se ben utilizzata, ad abbassare i livelli di insicurezza soggettiva.

Il Censis cita proprio la Polizia di Stato, che si è posta come obiettivo strategico di fare della comunicazione un fattore di rassicurazione e, in effetti, ci siamo resi conto che la pur importante attività che svolgiamo sul piano della prevenzione, della repressione, non è sufficiente se non è accompagnata da una strategia di comunicazione che possa raggiungere il maggior numero dei nostri cittadini creando condizioni di sicurezza. Quindi una comunicazione poco muscolare, molto più basata sul rapporto di fiducia, sul contatto quasi ad personam, che possa interloquire a varie età, a varie fasce, a più pubblici di riferimento. Una comunicazione che si inserisce in un contesto che abbiamo definito “Polizia di prossimità”.

Se la comunicazione è ben realizzata, elaborata e pensata strategicamente, ben definita, aiuta molto, in caso contrario può avere effetti negativi, amplificando le percezioni di insicurezza. Perché la comunicazione significa non solo migliorare l’immagine, rafforzare il fattore identitario, ma soprattutto presentare in modo chiaro e convincente i servizi che vengono erogati dall’Amministrazione.

                    Roberto Sgalla 
                    Direttore relazioni esterne e comunicazione 
                    Dipartimento Pubblica Sicurezza Ministero dell’Interno

 
 

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