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Musica & Calcio

Del: 30/06/2006


La nuova frontiera dell’inno-marketing

I Mondiali di calcio rappresentano un’occasione formidabile per analizzare il “fenomeno-calcio”, già oggetto di diversi studi di economia, sociologia e marketing.

Una delle chiavi di lettura più interessanti su questo fenomeno globale è quella fornita da Richard Giulianotti, docente di sociologia, nel suo libro “Football: a global game”. Oltre a definire i motivi per cui il calcio si è trasformato in un vero e proprio prodotto “mass-market”, Giulianotti propone un’analisi dettagliata e di grande valore antropologico del gioco mondiale per eccellenza, soffermandosi sull’origine del cosidetto “fattore campo”.

Da cosa è dato, in sostanza, il “fattore campo”? La risposta sta nell’insieme di quegli elementi di valore semantico che acquistano un significato condiviso dalle squadre e dai tifosi: da quelli visivi (colori, bandiere, striscioni), gestuali (come la “ola”) fino a quelli sonori: fischi, applausi, boati e, soprattutto, canzoni ed inni.

Canzoni ed inni da stadio seguono una parabola di successo quasi involontario. In molti casi, nascono come derivazione di brani che non hanno alcuna intenzione di entrare in uno stadio. Solo in casi sporadici hanno origine, per così dire “istituzionale”. Si diffondono per emulazione, a grandissima velocità, e in modo repentino. Talvolta sembrano avere un ciclo di vita infinito, altre volte sono solo meteore.

Ecco alcuni degli esempi più recenti delle storie di canzoni e inni da stadio.

Da canzone a inno: il “Po-po poo” del Pupone
In origine era il primo singolo degli White Stripes, “Seven Nation Amy” (2004). Due anni dopo, si è trasformato nel coro dedicato a Francesco Totti. Come è accaduto? Tutto è successo durante l’edizione di Sanremo 2006, quando lo stesso capitano giallorosso, in qualità di ospite, aveva intonato il ritornello del brano. Pochi giorni dopo, la curva romanista ha cominciato a supportare il suo favorito con questo inno. Durante le partite del mondiale, lo stesso inno è diventato una vera hit per i tifosi italiani. Colta la palla al balzo (letteralmente!), anche i content provider musicali hanno iniziato a proporre il brano ai tifosi-consumatori attraverso piattaforme di telefonia mobile e altri mezzi digitali. Un caso in cui l’offerta ha indubbiamente seguito, quasi rincorso, la domanda.

Il brano storico diventato inno: La Marcia dell’Aida
E’ altamente probabile che Giuseppe Verdi non immaginasse che la sua Marcia dell’Aida si sarebbe trasformata in un coro da stadio. Il coro della Marcia dell’Aida sembra soprattutto indicare un sentimento di soddisfazione per l’andamento del match per la parte di tifosi che lo intonano. Aida (1871), una tra le opere più famose di Verdi, era infatti nata per celebrare l’apertura del Canale di Suez. Sul come questo brano sia entrato negli stadi, invece, permane il mistero. Un caso di contaminazione di linguaggio (da opera lirica a coro da stadio) ma anche di emulazione planetaria.

Un caso di sottoconsumo ostentativo: “A me del calcio...”
Si chiama “A me del calcio...” e ha colpito il pubblico radiofonico per il testo, che ne ha fatto un inno anti-pallone. Il brano inizia infatti con queste parole: “A me del calcio / non me ne frega ....”. Un caso palese di “sottoconsumo ostentativo”, anche se in chiave del tutto ironica.

Il caso mediatico : “Siamo una squadra fortissimi”
Un vero caso mediatico, con un personaggio lanciato da una trasmissione tv (Zelig) e con un brano trasformatosi in un vero tormentone radiofonico. Il brano di Checco Zalone, che racconta in un italiano assolutamente sgrammaticato vizi e virtù del calcio italiano, è diventato un successo. Lanciato da Radio DJ, intercettato da web retailer e telefonia, oggetto di news televisive.

L’istituzione: “We are the champions”
Infine, un caso di inno istituzionale: “We are the champions” (Queen), è diventato ufficialmente il brano simbolo delle partite di calcio nel corso delle competizioni più importanti (coppe europee, mondiali, europei...). Da lì, una serie infinita di versioni, cover, rivisitazioni. L’ultima è quella della “mobile star” Crazy Frog.

Quella dell’inno-marketing, in conclusione, è la storia del marketing perfetto: più virale del viral marketing, più invasivo dello street marketing, ha maggiore risonanza del guerrilla marketing e addirittura maggiore successo del word - of - mouth. E tutto per un pallone.

                                               Chiara Santoro 
                                                             
www.kiver.com

 

 

 
 

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