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Ancora sull’immaterialità

Del: 12/07/2006


L’Era pre-industriale

Nella società pre-industriale la ricchezza era tangibile, misurabile, quantificabile; in una società in cui l’agricoltura era alla base della ricchezza dei singoli e delle nazioni era la proprietà terriera che serviva da metro e da termine di paragone. Era una società in cui spesso la parola “proprietà privata” coincideva con quella di privilegio. La struttura piramidale della società vedeva pochi eletti al vertice disporre da soli non solo della maggior parte delle ricchezze, ma anche di tutto quanto concerneva cultura e informazione. Con la rivoluzione francese e con l’avvento della società industriale si è andati verso una democratizzazione della società, verso una ridistribuzione non solo delle ricchezze ma anche del sapere, della cultura. La società negli anni è andata via via modificandosi: c’è maggior benessere, i consumi aumentano e la “proprietà privata” è man mano passata da indicatore di uno status sociale a condizione necessaria e sufficiente della società industriale.

Possedere = essere
Possiedo dunque sono: questa è la filosofia che si fa strada negli anni della società del consumo. Auto/Casa/Cibo erano i beni per cui si investiva di più. Oggi, giunti nell’ “era digitale”, i parametri sono rivoluzionati. La conoscenza circola ad alta velocità grazie soprattutto ad Internet e alle nuove tecnologie. La società in cui viviamo oggi è la società dell’immaterialità, della fascinazione suprema del possesso invisibile, in cui le risorse sono utilizzate secondo un criterio che sembra seguire delle logiche nuove rendendo sempre più necessario ciò che prima si riteneva superfluo: cellulari, viaggi, Internet. C’è richiesta di immaterialità (anche la visione di un film su un mobile 7 x 10 è “immateriale” nei confronti di una fruizione tradizionale con posti a sedere e pop corn). E l’immaterialità chiede un tipo di comunicazione emozionale (ricordiamoci che nell’impulso d’acquisto la parte emozionale incide al 70% mentre quella logica al 30%).

Una società in multiproprietà?
In questo quadro si inserisce una nuova concezione di proprietà: i programmi di fractional ownership, proprietà frazionata. Case vacanza da sogno e jet privati è ciò che viene proposto ad esempio da Solstice - nata da due anni, ha 42 membri e possiede 7 proprietà per un valore di 5 milioni di dollari - o da NetJets, che prevede di poter disporre sempre e ovunque di un aereo privato. Molto più che una multiproprietà: un investimento vero e proprio con quote di partecipazione molto elevate. Se questo è per ora una possibilità riservata ad una élite, nel prossimo futuro forse sarà una nuova chance per tutti. Parcellizzazione e condivisione, si sfiora quasi l’immaterialità: sono le nuove frontiere della democrazia?

                                                                  Fabrizio Bellavista

 
 

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