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Il bilancio ambientale

Del: 25/07/2006


Si è parlato di bilancio sociale, considerandolo non solo un mezzo di comunicazione ma anche uno strumento di programmazione e di gestione delle relazioni sociali. Da sottolineare che spesso viene rivolto solo ad una o alcune categorie di stakeholder, che considera solo una parte di risultati delle relazioni che il soggetto principale ha verso gli stakeholder di riferimento. Di conseguenza, è il caso di aggiungere che il suo contenuto e la sua ampiezza non sempre sono uniformi, ma variano in base alle finalità che il bilancio sociale deve perseguire, ai soggetti ai quali è rivolto e agli obiettivi da perseguire.
C’è un’ulteriore distinzione da fare, quella di identificare il contenuto del bilancio di rendicontazione in relazione agli stakeholder di riferimento; a tal proposito ci sono numerose tipologie di bilancio, come per esempio il bilancio ambientale, il bilancio di sostenibilità, il bilancio di genere, il bilancio di mandato, ecc…
Analizziamo in questa occasione la natura del bilancio ambientale.

Il bilancio ambientale è uno strumento informativo rivolto esclusivamente al profilo ecologico della gestione delle attività svolte dal soggetto considerato, infatti è orientato solo ad un aspetto dell’attività aziendale: il rapporto tra azienda e ambiente fisico naturale e i relativi effetti che ne derivano, analizzando l’unica categoria di interessi, quelli ambientali. Per loro natura gli interessi ambientali riguardano la collettività, la quale identifica una categoria particolare che esprime contemporaneamente interessi sociali ed ambientali. Il bilancio ambientale, quindi, può essere considerato una sorta di bilancio sociale parziale, perché identifica solo una parte – seppur ben definita – del bilancio.
In termini storico-cronologici il bilancio ambientale è nato dopo il bilancio sociale, come strumento necessario per rispondere alle forti esigenze dell’opinione pubblica e soprattutto degli ambientalisti.
Il bilancio ambientale è stato prima di tutto uno strumento utilizzato dalle imprese private, solo col passare del tempo è divenuto uno strumento per gli enti locali, le regioni, i comuni e le aziende ospedaliere.
Anche il bilancio ambientale è uno strumento volontario in ambito europeo, fatta eccezione per l’Olanda e la Danimarca. Esso trova realizzazione e applicazione nelle aziende che non redigono il bilancio sociale, altrimenti diverrebbe un capitolo di quest’ultimo.
Generalmente l’adozione del bilancio ambientale è legata ad un percorso di certificazione ambientale (ISO 14000) e di audit ambientale (EMAS). Come per il bilancio sociale, anche il bilancio ambientale ha valenza interna ed esterna; inoltre svolge due importanti funzioni:

a) di comunicazione verso gli stakeholder dei risultati raggiunti a livello ecologico,
b) di supporto al processo decisionale, perché permette di valutare le attività del management.

Il contenuto è determinato da strategie e politiche gestionali ambientali, da analisi di input e output, da informazioni sull’ecologia di prodotto e dagli indicatori di performance ambientali; mentre la struttura di presentazione si compone sia di parti discorsive, sia di tabelle, dati e grafici che rappresentano l’impatto ecologico dei prodotti e dei servizi e dei relativi processi produttivi.
Non c’è un modello di riferimento al quale identificarsi per la redazione di un documento standard, si può solo considerare i bilancio ambientali fino ad oggi realizzati e, tenerli sott’occhio.
In ambito internazionale ci sono solo una serie di iniziative alle quali si consiglia far riferimento: linee guida del CERES (Coalition for Environmentally Responsible Economies), il programma Responsabile Care e l’iniziativa dell’UNEP/SustainAbility; mentre a livello nazionale abbiamo: le linee guida della Fondazione ENI Enrico Mattei e – per gli enti locali – la proposta CLEAR (City and Local Environmental Accounting and Reporting).

                                          Edi Florian – Impresa Responsabile 
                                                        
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