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Quando l’artista diventa “leggenda”

Del: 25/07/2006


Cos’hanno in comune Marilyn Monroe, Che Guevara e Jim Morrison?

Basta guardarsi intorno per rispondere a questa domanda. L’immagine di Marilyn Monroe campeggia su poster e articoli di moda; il volto di Che Guevara, replicato su muri, bandiere e t-shirt, è onnipresente; le frasi di Jim Morrison e le sue fotografie invadono i diari e le stanze dei ragazzi del liceo.

Le figure di Marilyn Monroe, Che Guevara e Jim Morrison, in definitiva, hanno il tratto comune di aver impresso profondamente la loro stessa immagine nell’immaginario collettivo. Un po’ come se la memoria popolare fosse un marciapiede di cemento fresco, e le figure di questi personaggi fossero impronte indelebili.

E’ soprattutto nell’ambito musicale che si manifesta il fenomeno dell’artistaleggenda”: si tratta di un fenomeno dalle molte sfaccettature, da quella di matrice più culturale – sociologica fino a quella più commerciale e di marketing.

E’ interessante a questo proposito analizzare il caso Jim Morrison, una delle “leggende” del rock più importanti del ventesimo secolo. A 35 anni dalla morte (avvenuta il 3 luglio del 1971), la sua figura di artista, poeta e rocker maudit rappresenta oggi un modello che ha profondamente influenzato generazioni di musicisti e giovani. Ne parliamo con Fabio Rapizza, tra i maggiori conoscitori dell’argomento in Italia, studioso dei Doors e autore di un libro monografico attualmente in preparazione per Editori Riuniti.

Secondo Fabio Rapizza, esistono due tappe temporali distinte nello svilupparsi della “leggenda” Jim Morrison. La prima è quella che riguarda il periodo contemporaneo all’artista stesso, la seconda interviene a distanza di anni dalla morte di Morrison. «Jim Morrison è morto a Parigi – dove si era recato come artista-poeta “in incognito” – a soli ventisette anni, quando era ancora giovane, bello, nel pieno della propria attività artistica. La sua morte inoltre è avvenuta in una situazione non del tutto chiara, che lascia aperti dubbi su come si siano svolti realmente i fatti». Indubbiamente, la giovinezza di Morrison, la sua bellezza e le circostanze oscure della sua morte rappresentano un fattore che ha contribuito in modo determinante a creare un’aura di fascino intorno a quest’artista.

Jim Morrison non sarebbe però diventato una “leggenda” se la sua figura, a distanza di anni, non fosse stata scoperta e riconosciuta dalle generazioni successive. Anche Morrison, in effetti, sembra aver subìto lo stesso destino di tanti altri “grandi” dell’arte: la sua incoronazione – iconizzazione è avvenuta a vent’anni dalla morte. In questo senso, secondo Rapizza, «tappe fondamentali della sua entrata nel “mito” sono state la biografia “Nessuno Uscirà Vivo di Qui” - di Sugerman e Hopkins, pubblicata nel 1980 - ed il celebre film “The Doors” di Oliver Stone, del 1991». Il film di Oliver Stone, che all’epoca provocò un polverone a causa della rappresentazione decisamente “maledetta” di Jim Morrison, sicuramente ha avuto però il merito di far riscoprire la musica e l’arte di questo musicista.

Oltre alla dimensione mediatica di questa riscoperta, ne esiste infatti un’altra, che potrebbe essere definita come “nostalgica”. «Jim Morrison è rimasto un’icona del ’68 negli Stati Uniti, della rivolta pacifista contro la guerra nel Vietnam, della nascita della controcultura e della presa di coscienza di un’intera generazione – spiega Rapizza – anche se i Doors non sono stati esponenti “tipici” del flower power. Il loro messaggio presenta comunque caratteri universali, attuali e recepiti ancora oggi».

Con la nascita di questa “leggenda” si è poi assistito al proliferare di libri, dischi e merchandising di vario genere relativo a Jim Morrison. In altre parole, il marketing ha utilizzato Jim Morrison come un vero e proprio “brand”, carico di riferimenti e significati. Talvolta, anche in modo discutibile.

Splendida la definizione di Rapizza dell’artista “leggenda”, definito come “una cometa che si brucia velocemente e che illumina tutto il cielo”. Si è visto come questa luce non sarebbe tale, se non potesse essere percepita da chi guarda il cielo dalla terra.

La miscela esplosiva della “leggenda” musicale, in sintesi, deriva dall’incontro tra fattori mediatici e di marketing con il substrato della memoria pop. La memoria pop conserva messaggi, significati e simboli, li custodisce, li lascia sedimentare fino a trasformarli nel substrato culturale di una generazione. Il marketing ha il compito di farli emergere, ma anche quello di rispettarli nel loro significato più puro e di non tradire la memoria pop che li ha costruiti.

La “leggenda” musicale rappresenta il caso in cui questo processo “geologico” si sviluppa in modo perfetto. Al punto che un viso, come quello di Jim Morrison nella celebre fotografia che lo ritrae a torso nudo, riesce da solo ad incarnare ideali e sogni di più di una generazione.

(L’autrice desidera ringraziare vivamente Fabio Rapizza per la collaborazione)

                                                              Chiara Santoro
                                                                                  
www.kiver.com

 
 

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