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Il carrello del retailer ha 4 ruote cigolanti

Del: 28/08/2006

La logistica del consumatore resta ancora un campo poco esplorato dal retail.
Se esaminiamo separatamente le azioni di approvvigionamento e trasporto, si può constatare quanto spazio ci sia per interventi efficaci, tendenti a migliorare questo aspetto critico per il consumatore e valorizzare la relazione con l’insegna.
Dunque il consumatore arriva all’ingresso del supermercato e compie due azioni. Lascia trolley e borsoni all’ingresso e cerca un cestino o un carrello. Primo aspetto su cui intervenire: la creazione di un’area dove lasciare i propri “mezzi di trasporto merci”. Invece di affastellarli a ingombrare il passaggio si potrebbe creare un punto di deposito (magari custodito). Il consumatore passerà di lì due volte, per depositare e poi per ritirare il suo mezzo. Quindi ottima occasione per creare un punto dedicato ad attirare l’attenzione sulle promozioni in corso da parte dell’insegna o delle marche presenti nel punto di vendita.
La presa in carico del cestello o del carrello sovente richiede minuti di attesa, non sempre il personale ha tempo di raccoglierli e riordinarli. È un problema di efficienza gestionale interna come la funzionalità delle macchinette cambiamonete. Davvero un carrello vale 1 euro? Sicuramente al retailer costa di più e allora perché mettere in scena la pantomima dell’obolo da versare nel meccanismo di sgancio del carrello?
Un euro non è certo un deterrente che impedisce di portarlo fuori fino all’auto o fino al portone di casa per scaricare comodamente la spesa. È solo una perdita di tempo che spazientisce i consumatori, molti finiscono per optare per il cestello. Ci sta meno merce, quindi si razionalizza lo spazio e si compra meno, ma almeno si procede spediti. Dà anche fastidio l’idea della moneta lasciata in ostaggio, se volessimo considerarla in prestito al supermercato potremmo farci dare gli interessi.
Torniamo ai volonterosi che hanno scelto il carrello con o senza seggiolino per il pupo e hanno iniziato a spingerlo nei corridoi. Se non hanno urtato le proprie o le altrui caviglie (che ne è dei sistemi di sicurezza attiva e passiva? Si ha idea di quanti incidenti sono dovuti ai carrelli?), procedono caricando nel carrello scatolette e uova. La frittata è in agguato. Nessuno ha ancora pensato a carrelli con zone separate per accogliere le diverse tipologie di merci (scatolame, freschi, bottiglie ecc..).
Sarebbero un’ottima soluzione che faciliterebbe poi l’operazione di scaricare alle casse il contenuto, mantenendo separati i prodotti da mettere nei sacchetti o nel trolley ritrovato.

Fin qui si è visto che la funzionalità del carrello latita, dell’estetica meglio non parlare. In pratica è un servo muto, o quasi. Infatti ogni tanto qualcuno dota la parte frontale del carrello con un’immagine pubblicitaria. Ma chi la vede? Si suppone chi ci viene incontro, a meno che non abbia la testa voltata verso lo scaffale o sia intento a tenere d’occhio la cassa con la coda meno lunga in cui infilarsi.
Eppure il carrello da groviglio di fil di ferro potrebbe diventare strumento efficace di comunicazione. Carrelli dotati di display a led luminosi, che lanciano messaggi quando passano davanti allo scaffale in cui è posto un apposito congegno, sono in uso da anni all’estero. Carrelli accessoriati di minicalcolatrici che aiutano a fare i conti della spesa o a conoscere meglio le etichette dei prodotti ci sono già, anche con orologi segnatempo che avvertono che sta scadendo l’ora di parcheggio o che è venuto il momento di recuperare l’infante lasciato nel recito della nursery. I retailer continuano a ignorarli a loro detrimento, però si discetta molto di shopping experience.

Insomma, il carrello funzionale, utile, comodo, capace di lanciare messaggi non ha solo 4 ruote. Cigolanti.

                                                                         Promotion Magazine

 
 

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