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Videogames

Del: 30/08/2006


Cinquantasei milioni di dollari, a tanto ammonta negli USA il mercato dell’advertising sui videogames.
Un mercato che, lanciato in sordina qualche anno fa, è destinato a una rapida crescita: secondo le stime degli analisti entro il 2010 raggiungerà un bilione di dollari.
A confermarlo una ricerca Ac Nielsen: nuovi giochi e consolle sofisticate hanno reso sempre più popolare un settore considerato fino a poco tempo fa di nicchia, espandendone la diffusione anche presso segmenti di mercato ritenuti fuori target, come adulti e donne.

Chiari di dati: il 36% degli italiani si diverte coi videogiochi, muovendo un giro d’affari che- solo nel nostro Paese- lo scorso anno ha toccato i 600 milioni di euro, l’8 per cento in più rispetto al 2004.

Va ancora meglio negli Usa, dove oltre il 70 per cento dei maschi tra i 18 e i 34 anni si considera un “game addicted” e dedica ai videogiochi 12 ore e mezzo la settimana, due in più rispetto a quelle trascorse davanti alla TV.
E di fronte a queste cifre non è rimasto indifferente il mondo del marketing, che ha affilato le armi per conquistare utenti evoluti, appassionati e disposti a sborsare cifre considerevoli pur di sperimentare l’ultima novità in campo virtuale.

Ad avallare le mire dei marketing manager, numerose rilevazioni scientifiche, che hanno dimostrato come durante il gioco si subisce un indebolimento delle barriere razionali, a tutto vantaggio dell’influenza dei messaggi pubblicitari.

“ I videogiochi contestualizzano i prodotti in un ambiente che riproduce quello reale e sono perciò capaci di rafforzare i brand e stimolare le vendite” afferma Michael Bowling, general manager di Nielsen Interactive Entertainment.

Due le forme utilizzate per dare ai marchi la massima visibilità in un game: possono essere inseriti all’interno dello stesso, nei cartelloni o a bordo campo degli stadi e dei circuiti automobilistici virtuali, oppure diventare parte integrante della vita dei protagonisti del gioco, secondo le modalità del product placement cinematografico.
Una forma questa che ha già interessato brand come Coca Cola, Honda e McDonald, i quali, dopo averla sperimentata con successo, hanno deciso di incrementare gli investimenti per i prossimi anni. E c’è da scommettere nell’effetto domino presso altre aziende, che di certo punteranno su questo affascinante e poco esplorato territorio della pubblicità sull’esempio dei big spender.

                                                   Rossella Ivone

 

 

 
 

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