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FOCUS ON MANAGEMENT BRANDING MEDIA INTERNATIONAL

Casi notevoli

Del: 03/10/2006




La fantasia è uno dei segreti per realizzare strategie di marketing di successo. Lo confermano questi due casi che abbiamo scovato in giro per il mondo e che confermano come - a volte - anche senza budget consistenti, si possono sorprendere i consumatori e fare del proprio marchio un “love brand”.

CASO MY BAD BOSS-USA
VIRAL MARKETING

Ogni giorno, in America, 80mila lavoratori perdono il loro posto, mentre sono 4 milioni e mezzo quelli privi di assicurazione sulla salute: a tutelarli è- da anni- la Working America, la più grande associazione a stelle e strisce nata per difendere i loro diritti.
Con ogni mezzo. Compresa la Rete. Che è stata protagonista dell’ultima iniziativa sociale, volta a sensibilizzare gli americani sul problema mobbing e sulle sue conseguenze a livello psicologico e fisico.

Lo strumento utilizzato, un concorso online denominato “My Bad Boss”. Per partecipare i lavoratori hanno redatto un breve testo con la descrizione del loro capo e delle angherie inflitte da questo. Goloso il premio in palio, una vacanza in una località da sogno, lontano dal proprio ufficio e soprattutto dal “bad boss”.
Ad aggiudicarselo la segretaria di un dentista che ha raccontato - con grande sgomento degli americani- come il suo titolare nel settembre 2001, a causa delle cancellazioni di molti appuntamenti in agenda (dovute al crollo delle Torri Gemelle), abbia detratto 100 euro dalla busta paga dei suoi dipendenti. “Cosa poteva farsene un uomo che guadagna ogni anno 1 milione di dollari dei miei 13 dollari all’ora?” è sbottata la ragazza nel suo racconto online, valsole una settimana di meritate ferie.

Il concorso, che si è diffuso viralmente tra i lavoratori americani grazie alle e-mail, ha riscosso un successo inatteso: in cinque settimane, durante le quali gli utenti - previa registrazione - hanno non solo scritto, ma anche votato il racconto più bello, sono stati 500mila i visitatori e 2 milioni le page views, con una notevole impennata delle iscrizioni all’associazione e della sua visibilità. Persino oltre i confini nazionali.

CASO LEE JEANS-PARIGI
GUERRILLA MARKETING

Se il cliente non va nello store, è lo store che va dal cliente: è semplice la filosofia del guerrilla marketing, una delle ultime trovate delle aziende per andare incontro ai clienti, facendoli divertire e meravigliare. Con ricadute positive sulla simpatia nei confronti dei loro brand e - di riflesso - sulle vendite. Lo sa bene Lee Jeans, che in Francia nelle scorse settimane si è resa protagonista di una campagna di guerrilla proprio nel cuore della capitale.

Per lanciare l’apertura di una nuova boutique monomarca nel quarto arrondissement e comunicarla in maniera d’impatto ai potenziali consumatori, è stata studiata un’operazione che non ha lasciato indifferente nessuno, nemmeno i pedoni più distratti.
Numerosi paia di jeans sono stati infatti fissati ai paletti fra la strada e i marciapiedi, altri invece sono stati tra un balcone e l’altro, alla stregua di panni stesi al sole, mentre sono stati ricoperti di adesivi i tombini del gas e i manifesti pubblicitari.
A rafforzare la campagna di comunicazione, alcuni flyer dei colori di Lee sono stati inseriti nelle tasche dei jeans più appeal e resistenti della moda d’Oltralpe. Immediato il riscontro ottenuto: i passati, spinti dalla curiosità, hanno affollato lo store per tutti i giorni dell’esposizione “stradale”, generando un passaparola che ha valicato i confini cittadini.
Un’operazione del genere - hanno commentato i creativi dell’agenzia che ha ideato l’esposizione - permette non solo di stimolare il potenziale cliente e di comunicare con lui attraverso linguaggi sperimentali, ma anche di avere un riscontro immediato dei loro umori e delle loro impressioni sul prodotto e sulle scelte aziendali. Finora Lee Jeans ha dimostrato di anticipare i competitors e di creare un nuovo modo di interazione, posizionandosi come brand all’avanguardia, temerario e simpatico.”
E i risulti non sono mancati……

                                                            Rossella Ivone

 

 
 

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