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La shopping promenade verticale

Del: 17/10/2006



Spazi Omotesando Hills

Un’estensione di 34.000 mq, tra negozi, ristoranti e unità residenziali nel cuore commerciale di Tokyo. Omotesando Hills va oltre il mall per diventare un microcosmo dove è possibile annullarsi tra shopping e svago.
Omotesando Hills è l’ultimo intervento su scala urbana realizzato da Mori Buildings a Tokyo. Si estende per 34.000 mq, suddivisi fra 93 negozi e ristoranti, 38 unità residenziali, servizi e parcheggio che hanno sostituito un edificio residenziale degli anni ’60, il Dojunkai Ayoama Apartment. Per quanto riguarda la sezione commerciale, i negozi si affacciano senza soluzione di continuità sulla spirale di percorrenza presentando un’atmosfera simile a quella di una strada esterna dello shopping. I negozi sono il 50% new brand o nuove incarnazioni di brand esistenti, quindi tutti i concept store sono inediti e per il restante 50% flagship.

La società promotrice dell’intervento è attiva su molti fronti che vanno dal residenziale al terziario, da luoghi per l’educazione e la cultura a quelli per il benessere e la salute, temi che vengono intrecciati fino a creare dei microcosmi. Il settore più forte fra questi è senz’altro quello di retail & entertainment, divisione che ha come fiore all’occhiello realizzazioni che risalgono al 1978 con il famosissimo shopping mall Lafôret Harajuku, passando per Venus Fort fino a Roppongi Hills, di recente costruzione. Qual è il loro denominatore comune? La filosofia che unisce questi interventi ha come parola chiave Celebration, ovvero l’idea di realizzare spazi commerciali che siano innanzitutto luoghi dove è possibile passeggiare, fare shopping e divertirsi in un’atmosfera di festa: luoghi-evento. Omotesando Hills è senza dubbio l’intervento dove questo obbiettivo viene perseguito nella sua forma più evoluta ed esteticamente innovativa.

Inaugurato lo scorso 11 febbraio, il progetto si estende per un quarto del famoso boulevard di Omotesando, nota strada dello shopping, tappa obbligatoria di milioni di trend-conscious people. Proprio dal rapporto con questo ampio viale fiancheggiato da due filari di zelkova che collega l’uscita della metropolitana omonima con il portale di accesso del tempio Meiji Jingu, scaturisce il nucleo centrale del concept dall’architettura, firmata dal celebre maestro giapponese Tadao Ando, fino al logo, realizzato da Tycoon Graphics.
Il cuore dell’edificio è un volume vuoto di sei piani attorno al quale si snoda una rampa distributiva a spirale dallo sviluppo di oltre 700 metri, con la stessa pendenza del piano stradale esterno. Al centro del grande atrio è una enorme scalinata di collegamento con un’area multifunzionale seminterrata. È il palcoscenico digradante di questo immenso teatro dove tutti i piani si susseguono fluidamente.

Ando si appropria, rinnovandola di significati, della promenade verticale wrightiana del Guggenheim Museum di New York. Nel museo americano, la scelta per la promenade verticale è un atto di triplice denuncia: contro la rigidità della scacchiera urbanistica di New York, contro lo spazio museale organizzato per scatole giustapposte, contro il concetto di mausoleo dove si entra, si consuma e si esce, meccanicamente senza passione. Parallelamente la Spiral slope ramp di Omotesando genera una dimensione cittadina e comunitaria, normalmente negata dalla cifra urbanistica fuori scala e dalla confusione stradale esterna. Qui il ritmo di discesa è dolce. L’atmosfera è raccolta e concorre ad aumentare la concentrazione. Nonostante l’afflusso sempre massiccio di visitatori la sensazione non è di spaesamento e aggressione, bensì di godimento estetico e di piacevole eleganza.
Le finiture dei materiali, prevalentemente pietra, cemento a vista e acciaio spazzolato, così come la gamma dei colori richiama la varietà della realtà urbana. Il colore non è mai piatto, polimerico: è il colore del materiale, non pigmento aggiunto come finitura. In particolare i materiali plastici e le finiture lucide sono abolite a favore di colori tone sur tone distribuiti in maniera armoniosa ma irregolare in modo da non dare pesantezza ai volumi. All’esterno la facciata è una immensa parete di led di 250 metri chiamata Bright –Up Wall, nuovo landmark urbano.

Gli Omotesando lover sono persone “O-To-Na” ovvero persone che hanno una mentalità di 10 anni più giovane rispetto alla loro identità biografica, il cui stile di vita è mirato alla O-riginalità; che amano trascorrere il tempo To-gether (in compagnia) e che infine apprezzano la loro Na-zionalità pur mantenendo una prospettiva globale. Conseguentemente, il mix commerciale e il merchandising hanno come obbiettivo quello di creare un luogo di riferimento per prodotti selezionati e creativi che aggiungano fresche interpretazioni allo stile di vita. A sottolineare questo concetto è la filosofia dell’essenza ricorrente - ovvero un continuo esercizio di stile volto alla aggiungere nuovi significati a ciò che è tradizionale, autentico, di alta qualità ecc.

L’hardware architettonico è completato da un software multisensoriale. Lungo tutto il complesso sono posizionati proiettori motorizzati, speaker ultra direzionali, maxi schermi e molti altri dispositivi tecnologici all’avanguardia finalizzati alla creazione di un landascape sonoro e luminoso in continua evoluzione. Interessante notare che lo staff progettuale si compone oltre che dal già citato Tadao Ando, anche da un artista visivo, un dj, un light designer e una agenzia per la promozione di eventi. Competenze diverse per un luogo che prima di essere un centro commerciale è un media ship ovvero un veicolo di trasmissione delle informazioni culturali.

                                                                            Savina Nicolini
                                                                           Promotion Magazine

 



 

 

 
 

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