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Se ti regalo Bono Vox (leggi: se la musica è gratis)

Del: 24/10/2006

All’inizio di settembre una notizia ha sconvolto - o per lo meno colpito - il mondo dell’industria musicale. Si tratta del lancio di Spiralfrog, il nuovo servizio di download gratuito di musica dal web, perfettamente legale e realizzato grazie alla collaborazione dell’industria discografica, major in testa. Un sito, insomma, con un infinito scaffale di file musicali: una vera biblioteca da milioni di brani gratuiti. Spiralfrog, che sarà lanciato il prossimo dicembre in USA e Canada e che sarà disponibile in Europa a partire dal 2007, promette di essere il “nuovo” che potrebbe spazzare via, d’un colpo solo, anni di conflitto tra nuove tecnologie e musica.

Naturalmente, il binomio gratuito + legale non può essere realizzato senza fare ricorso ad un modello di business innovativo, almeno nel campo della musica. Il modello di business di Spirafrog è infatti di tipo advertising - based: ossia, si regge sulla vendita di spazi pubblicitari all’interno del sito, i cui ricavi vengono poi suddivisi tra fornitori di contenuti e management del servizio. Prima di accedere alla canzone bisognerà attraversare, senza scorciatoie, un "corridoio pubblicitario" che introdurrà al brano prescelto. Che non potrà neanche essere copiato o condiviso perché il sito inserirà all’interno dei file musicali dei software anti-duplicazione.

Anche se per la music industry l’idea è davvero nuova, a ben guardare si potrebbe dire che non c’è nulla di nuovo sotto il sole. La parola “gratis” sembra infatti accompagnare inesorabilmente l’evoluzione del mercato dei contenuti.

Musica, informazioni, video, immagini seguono un percorso comune, che ha in qualche modo un valore “storico”: diventano contenuti condivisi, fruibili in decine di modi differenti, a costi diversi. Il ventaglio delle possibilità di fruizione si amplia man mano che il mercato si evolve. Si pensi a quanto accade con le tv commerciali, con le radio, e con la free press: contenuti audio, video e informazione sono offerti gratuitamente all’utente finale. Con la recente esplosione del music branding, migliaia di spettatori in tutta Italia hanno potuto assistere a grandi concerti live senza sborsare un euro.

In modo forse paradossale, si potrebbe dire che un mercato è davvero avanzato quando all’orizzonte appare la parola “gratis”.

Attenzione, però: ciò che è gratuito non è realmente senza costi per il consumatore finale. La lettura di un quotidiano free-press al mattino in metropolitana implica la non-lettura dell’ultimo romanzo di Camilleri nello stesso tempo. Vedere un programma la sera su Canale 5 significa non uscire (a meno che non lo registriate, ed in questo caso avrete a vostro carico anche i relativi costi di organizzazione). Ridere con il pubblico che ascolta Fiorello su Radio 2 ha un costo: l’attenzione sulle battute del programma. Per seguire il vostro blog preferito su Internet dovete distrarvi dalla posta elettronica dell’ufficio per cinque minuti o non ascoltare le ultime novità amorose della vostra collega. Ascoltare, leggere e guardare hanno sempre e comunque un costo: di attenzione, di opportunità, o più banalmente, di tempo. Anche l’accesso a Spiralfrog ed il download dei brani ha moltissimi costi non monetari: occorre avere una connessione ad internet, meglio se broadband; sarebbe preferibile avere un lettore mp3 per godersi i brani dopo averli scaricati; servono indubbiamente tempo e attenzione per ricercare, percorrere il “corridoio pubblicitario”, effettuare il download, ascoltare; e, last but not least, sarebbe certamente utile avere almeno un’idea della musica cui si vuole avere accesso.

In un gioco di parole, il costo del “gratis” peserà sicuramente sia sulla fruizione da parte degli utenti, che sul futuro della musica digitale. Cosa può succedere se, come nel caso di Spiralfrog, la musica (legale) diventa gratis?

Gli scenari sono completamente aperti, e tutti plausibili. La prima conseguenza (positiva) della musica gratis potrebbe essere la riduzione della pirateria su Internet: tra i pirati dei Caraibi musicali alcuni potrebbero infatti essere attratti dalle sirene di un servizio più efficiente, legale e comunque gratuito. Si potrebbe anche obiettare sul fatto che chi attualmente scarica musica con i sistemi p2p non abbia nessuna intenzione di sorbirsi della pubblicità per avere accesso a canzoni gratuite: ma a questo proposito, l’unica cosa da fare è stare a guardare per scoprire – tra pochi mesi – la composizione dell’offerta di Spiralfrog. Con probabile dispiacere di altre aziende, le stesse sirene di questo servizio potrebbero però anche adescare chi attualmente acquista files musicali da altri stores on-line, con evidente rischio di cannibalizzazione. Infine, è del tutto evidente che il lancio di un servizio come quello di Spiralfrog potrebbe determinare un allargamento della domanda di musica: chi oggi non acquista musica su Internet ma non si lancia nemmeno all’arrembaggio illegale potrebbe infatti trovare più che interessante questo nuovo modello.

L’entrata della parola “gratis” nel mondo della musica, in definitiva, potrebbe innescare una vera rivoluzione. Se la musica diventa gratis, infatti, la creazione di valore aggiunto legata al suo consumo va completamente riprogettata, ripensata, ridefinita. Fino al paradosso: offrire gratuitamente musica affinché i consumatori acquistino tutto ciò che gira intorno ad essa. Se ti regalo Bono Vox, almeno compra i suoi occhiali.

                                                      Chiara Santoro
                                                                   www.kiver.com
 
 

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