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Libro bianco francese

Del: 17/11/2006


Comunicazione di crisi al tempo del terrorismo

Lo scorso marzo il governo di Parigi ha terminato, dopo circa un anno di lavoro, la stesura del Libro bianco sulla sicurezza interna di fronte al terrorismo.
Il rapporto, dopo aver rilevato come la Francia a partire dal 1998 sia nel mirino delle organizzazioni terroristiche, viste le molteplici dichiarazioni di guerra proferite dai loro portavoce, individua sette scenari possibili di attacchi, pur sottolineando che non si tratta di previsioni e che alcuni di essi, allo stato attuale delle conoscenze, sono altamente improbabili.
La panoplia terroristica comprende: “campagne di attentati con esplosivi” contro mezzi e vie di comunicazione (metro, bus, aeroporti), “attentati multipli simultanei” sul modello di quanto avvenuto a Madrid e Londra, “attentati diversificati transfrontalieri” con operazioni simultanee di più gruppi terroristici in diversi paesi. Altri scenari riguardano attentati “radiologici”, “chimici”,“biologici” con la diffusione di virus o con l’utilizzo di armi nucleari.
A fronte di questi temibili scenari, l’esecutivo, oltre a prendere tutte le iniziative volte a prevenire e reprimere le azioni terroristiche, attivando una serie di strutture di intelligence ed operative, deve misurarsi con le reazioni dell’opinione pubblica, visto che, com’è noto, obiettivo privilegiato degli attentatori sono i cittadini inermi e da ciò nasce una percezione diffusa dell’estrema pericolosità di questo fenomeno.
Se è vero infatti che i francesi sono preoccupati soprattutto da problemi come disoccupazione, povertà, esclusione, insicurezza, minacce ambientali, è anche vero che la principale forma di aggressione temuta era, fin dal 1990, l’azione terrorista, un dato che pur presentando variazioni fortemente correlate agli eventi internazionali e alla loro copertura mediatica si è mantenuto elevato così come rivelano i sondaggi. Nell’aprile 2001 il 48 per cento degli intervistati considerava il terrorismo come il pericolo più grave, in ottobre, dopo gli attentati dell’11 settembre il dato balzava al 64 per cento, nel corso del 2002 dal 61 per cento si scendeva al 53 per cento, nel 2003 oscillava tra il 53 per cento e il 59 per cento, nel 2004 calava dal 64 per cento, dopo gli attentati di Madrid, al 60 per cento in settembre, nel 2005 dal 59 per cento di giugno al 55 per cento di settembre, in luglio c’erano stati gli attentati di Londra.
Il terrorismo è una delle maggiori preoccupazioni anche per spagnoli e britannici, questi ultimi lo considerano uno dei problemi più gravi, subito dopo la sicurezza sociale e la sanità (34 per cento) e allo stesso livello della sicurezza interna, l’educazione e l’immigrazione (31 per cento). Per gli spagnoli il terrorismo è al secondo posto (51 per cento) tra i problemi, dopo l’immigrazione (52 per cento) e prima dell’occupazione (49 per cento). Così come in Francia, anche in Gran Bretagna e in Spagna si registra una forte oscillazione nella percezione della minaccia: nel luglio 2005 il terrorismo per il 58 per cento dei britannici era il principale problema, ma quattro mesi dopo gli attentati di Londra scendeva al secondo posto con il 31 per cento. Lo stesso avveniva in Spagna, dove costituiva il primo problema (61 per cento) dopo gli attentati del marzo 2004, ma sei mesi dopo scendeva al 36 per cento per risalire nuovamente al primo posto dopo gli attentati di Londra (65 per cento).
A fronte di questa diffusa percezione della minaccia terroristica qual è l’atteggiamento dell’opinione pubblica verso le Istituzioni che hanno il compito di contrastare il fenomeno? Nel settembre 2005 il 76 per cento dei francesi dichiarava di avere fiducia nell’azione efficace del governo, una fiducia diffusa in tutte le categorie della popolazione anche in quelle che affermavano di essere le più preoccupate.
Secondo il 61 per cento degli intervistati il Ministero della Difesa dovrebbe avere un ruolo prioritario nel dispositivo messo a punto dalle autorità per combattere il terrorismo, una mission che viene prima delle operazioni di soccorso e umanitarie e della partecipazione alle operazione di peace keeping. I francesi ritengono opportuno che il Ministero della Difesa sia coinvolto nella lotta anti-terrorista in tre ambiti, che peraltro corrispondono alla strategia definita dallo stesso ministero. La prevenzione: il 70 per cento pensa che la DGSE (Direction générale de la sécurité extérieure) sia in grado di prevenire le minacce terroriste contro la Francia. La protezione: il 96 per centp considera normale che le forze armate operino per proteggere la popolazione e il territorio nazionale nel quadro del piano Vigipirate. L’azione esterna: nel 2005 l’86 per cento – un dato pressoché costante a partire dall’aprile 2001 - ritiene prioritario l’utilizzo delle Forze Armate per distruggere un focolaio del terrorismo.

Approfondisci, nel file allegato, i temi della sensibilizzazione della popolazione e della lotta al terrorismo!

 

 

 


Allegati:
Libro Bianco Francese

 
 

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