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Chi comunica bene, fattura meglio!

Del: 30/11/2006

Comunicatori si nasce o si diventa? Come vendere il proprio prodotto in pubblico?
A queste domande ha risposto Roberto Rasia dal Polo, trainer e formatore della società ETLINE e Associati.

Ma scopriamo quali sono i segreti del public speaking di Roberto Rasia dal Polo…

1. Parlare e comunicare in pubblico: come?

Comunicatori non si nasce. Comunicatori si diventa. Questa è una buona notizia, perché nessuno deve sentirsi limitato dal suo modo di comunicare, ma nello stesso tempo è anche una pessima notizia, perché significa che nessuno di noi sa veramente comunicare. Quindi bisogna lavoraci sopra intensamente.
La prima cosa che insegno nei miei corsi in azienda o ai privati è che non serve a nulla produrre il biscotto più buono del mondo o costruire l’auto più tecnologica e sicura del mercato, se poi non la si sa comunicare. Paradossale, ma vero. Oggi più che mai.
Comunicare, in realtà, è davvero difficile, ma non impossibile. Stare là sul palco davanti a tutti, mentre di fronte un silenzio ti scruta, è un atto di coraggio senza precedenti. Chi è sul palco si espone. Chi è in platea, magari al buio e fra il branco, critica lanciando il sasso e nascondendo poi la mano. Ma la magia del comunicare in pubblico è che quando un comunicatore preparato riesce a catturare il proprio uditorio diventa una persona potentissima, in grado di fare miracoli.
C’è un solo concetto, anche se sembra paradossale, alla base del comunicare in pubblico. Il segreto è essere consapevoli di se stessi e del mondo che ci circonda. Quanto più siamo consapevoli dei nostri limiti e dei nostri pregi, tanto più comunicheremo in maniera efficace. Nella prima parte dei miei corsi, procedo a far toccare con mano la propria inconsapevolezza. Poi, come per incanto, i ‘comunicandi’ prendono fiducia in se stessi e si mettono in gioco.
Quanto più un comunicatore si mette in gioco, tanto più crescerà nelle proprie aree di eccellenza.

2. Quali sono gli elementi da cui si desumono informazioni utili per individuare il nostro interlocutore?

Tutto. Tutto ciò che lo riguarda. Perché noi comunichiamo anche stando zitti. Anzi, soprattutto. Voglio dire che dalla cravatta che indosso o che ho deciso di non indossare, dai tacchi che ho, dalla tinta dei capelli, dalle occhiaie o dal taglio di capelli si possono desumere decine di informazioni su chi ci sta di fronte. Figuriamoci, poi, sentendolo parlare, muovere le mani, gli occhi. Dalla velocità e dal ritmo del respiro di una persona si può capire se è teso o rilassato in quel momento. Ma tutte queste cose sono date per scontate. Anzi, ignorate.

3. Ha parlato delle 4S…cosa sono?

Sono quattro brevi, ma fondamentali regole per riuscire a comunicare in maniera efficace. Le 4 S della comunicazione efficace che ho messo a punto sono:
1. Semplicità: ogni grande comunicatore è semplice. Si pensi a Gandhi, per citarne uno. Chi è complesso, spesso lo fa per sfoggiare un’inutile cultura che si ritorce contro i suoi obiettivi
2. Sintesi: un comunicatore semplice, ma prolisso, perde il suo uditorio. Martin Luther King disse “I have a dream”. Era semplice, al limite del banale e sintetico. Fu ascoltato.
3. Sorriso: una frase che amo dice che il sorriso è la distanza più breve fra due persone. Sorridere non costa nulla e rende più di qualsiasi investimento. Perché oggi nessuno più ride quando dice buongiorno al portiere al mattino o quando chiede un caffè al bar?
4. Seduzione: parola che sto cercando di riabilitare sulle tracce del Maestro Giorgio Albertazzi. Sedurre significa condurre a sé. La seduzione è un concetto meraviglioso, anche se talvolta viene distorto o usato impropriamente. Comunicare seducendo significa credere nella bontà di quello che si dice a tal punto da ritenere conveniente anche per il nostro interlocutore una riflessione su quel tema. Senza con questo pretendere di convincere nessuno. Un uomo deduttivo seduce senza volerlo. Così un bravo comunicatore. Chi tenta di sedurre non ci riesce. Chi è seduttivo sì.

4. Secondo lei, qual è il punto di partenza per un bravo comunicatore?

La preparazione. Sì, io dico sempre ai miei allievi che un buon public-speaking inizia sempre almeno una settimana prima del momento in cui si sale sul palco e si prende un microfono in mano. E’ vero che un bravo comunicatore è in grado dopo anni di improvvisare, ma mentre improvvisa, il cervello sa che ci esponiamo a dei rischi, se non a delle critiche. C’è sempre chi è preparato più di noi. Non dimentichiamolo. Però, probabilmente, sa comunicare peggio di noi.
Una volta un mio amico chiese a Pippo Baudo quale fosse il suo segreto. Baudo rispose: “Io so tutto”. Nel senso che non c’neanche una persona intorno a noi ora che sappia la cosa che sto per dire meglio di me. Non perché io sia uno scienziato, ma perché ho studiato più di lui.
Questo è il punto di partenza. Ma mi permetto di sottolineare una variante. Un bravo comunicatore è uno che si diverte. Sempre ed incondizionatamente. Comunicate solo ciò in cui credete veramente e ciò che vi diverte. Così sarete insuperabili.

5. Quanto conta, per avere successo in azienda, la capacità di public-speaking?

Molto più di quanto gli imprenditori credano. Oggi il mercato globale è così agguerrito che necessita un’attenzione maniacale a tutti gli aspetti, da quello progettuale, a quello produttivo, dal controllo della qualità alla logistica e così via. Perché, dunque, dimenticare proprio l’aspetto in cui confluiscono tutti gli sforzi di un’azienda, ovvero la comunicazione? Perché imprenditori ottusi continuano a chiudere i rubinetti dei budget della comunicazione quando l’impresa va male? Nella mia azienda farei esattamente il contrario: aumenterei la comunicazione. In qualità e quantità. C’è una vecchia storiella che fa capire quanto il modo in cui si dice una qualsiasi cosa sia altrettanto importante (quando non più importante) della cosa stessa. Un giorno un novizio chiese al suo priore: “Padre, posso fumare mentre prego?” E fu severamente redarguito. Un altro novello che aveva sentito chiese allo stesso priore: “Padre, mentre sono lì che fumo, posso intanto pregare?” E fu lodato davanti a tutti i compagni. La forma ha superato la sostanza. Chi oggi comunica un buon prodotto (sostanza) utilizzando una buona comunicazione (forma) si crea un posto di leader nel mercato. E’ questo il punto centrale di tutti i miei corsi sulla comunicazione efficace.

                                                                     Deborah Baldasarre

 
 

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