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Latte business

Del: 15/12/2006

 

Il prodotto è ghiotto e ancora poco sfruttato, il target di riferimento vasto e l’idea innovativa: le basi per fare del latte di cammella un business ci sono tutte.

Ne è convito un imprenditore tedesco, Holger Marbach, che ha avviato un progetto per la produzione industriale di latte, yogurt e cioccolato a base di questo latte “esotico”.

Un progetto da 294 mila euro, serviti a Marbach per aprire una fattoria in Kenya, la "Camel Dairy Milk factory", sede deputata all’allevamento e alla produzione.

“Il mio investimento - puntualizza l’intraprendente tedesco - ha un doppio scopo: da una parte immettere sul marcato globale un prodotto nuovo, dall’altra stimolare l’industria di una terra, come il Kenya, costretta per anni a subire sviluppo economico del pianeta. Dalla sua apertura, nel luglio 2005, la “Camel Factory” è diventata il punto di riferimento per gli allevatori locali, che qui si formano e che stanno collaborando con noi all’industrializzazione di un bene che costituisce il fondamento della loro dieta e che presto potrebbe diventare anche fondamento della loro economia”.

Della bontà dell’operazione è convinta anche la FAO: “Il mercato del latte di cammella è vastissimo e potrebbe sviluppare un business di 10 miliardi di dollari (quasi 13 miliardi di euro) - spiega Anthony Bennet, esperto di nutrizione FAO - soprattutto perché viene consumato solo in una parte del pianeta e – date le sue caratteristiche organolettiche- rappresenta un’ottima alternativa al latte di mucca, fra le maggiori cause di intolleranza alimentare in Occidente”.

“Ad oggi la nostra produzione si limita a coprire il mercato keniota e quello somalo - chiarisce Marbach - dove vengono prodotti 5,4 milioni di tonnellate l’anno, ma la domanda dagli altri Paesi africani è enorme. Presto contiamo di esportare latte, yogurt e gelati anche in Europa, nonostante alcune evidenti difficoltà nel processo conservazione”.

Già, la conservazione, nota dolente per il tedesco e il suo team di esperti, che devono fare i conti con un prodotto che - a differenza del latte di mucca - deve essere sottoposto a un trattamento UHT molto delicato e che deve essere consumato entro dieci giorni dalla sua produzione.

Uno scoglio non indifferente, a cui però - con l’entusiasmo che lo contraddistingue - l’imprenditore ha già cercato di porre riparo, finanziando un progetto congiunto fra il Politecnico federale di Zurigo e l’istituto di ricerca agraria Agroscope Liebefeld-Posieux (Alp), che stanno cercando di trovare un modo affinché il latte esotico non deperisca troppo in fretta.

Gli esperimenti stanno dando ottimi risultati, tanto che l’idea ha contagiato anche un industriale austriaco, Johann Georg Hochleitner, che ha avviato un progetto per la produzione di cioccolato ipocalorico a base di latte di cammella.

Una golosità che - assicura - farà subito presa sui 200 milioni di arabi sparsi nel mondo, per poi convincere della sua bontà anche gli occidentali, alle prese con la bilance, diete e colesterolo impazzito.

                                                   Rossella Ivone

 
 

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