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Il Gruppo all’Italiana

Del: 18/01/2007

Passato il pericolo dell’acquisto di Frascobaldi da parte di Constellation Brands, le multinazionali e i grandi gruppi continuano la loro invasione di campo nel mercato del vino mondiale.

Lungi dal voler mettere sotto accusa le multinazionali tout cour, abbiamo fatto una piccola indagine andando a intervistare alcuni personaggi chiave di quelli che possiamo considerare i “gruppi all’italiana”. Da Zonin a Saiagricola, da Genagricola al Gruppo Italiano Vini, per vedere qual è la risposta italiana ai grandi gruppi. Ne sono emersi alcuni spunti interessanti.
Il mercato italiano, come fa notare Emilio Pedron, Amministratore Delegato del Gruppo Italiano Vini, “con più di 820.000 aziende che producono uva e più di 35.000 aziende che imbottigliano vino, è decisamente sofferente di una frammentazione eccessiva, con micro aziende che difficilmente potranno raggiungere l’efficienza necessaria per restare sul mercato.” Questa frammentazione è dimostrata anche dal fatto che se le prime 20 aziende italiane detengono una quota di mercato di poco superiore al 10%, le prime 4 aziende del mercato statunitense da sole possiedono il 60% della quota di mercato, e su un simile ordine di grandezza ci muoviamo anche in Australia.
Questi sono indici di concentrazione del mercato che non meravigliano se si pensa a gruppi come Allied Domecq - con un portafoglio di aziende vinicole che include Champagne Mumm e Champagne Perrier Jouët e la neozelandese Montana - che nel corso dell’anno finanziario 2004 ha raggiunto delle vendite nette (pari al fatturato dedotto delle imposte di consumo) pari a quasi 3,5 miliardi di Euro nel settore dei vini e dei liquori.

La già citata Constellation Brands, nello stesso periodo ha ottenuto delle vendite nette nel solo settore vinicolo pari a circa 2,4 miliardi di Euro, con una crescita in Europa del 24% (favorita in ogni caso anche dalla forza della valuta europea), confermandosi come il più grande produttore e distributore di vino a livello mondiale.
La differenza fra i gruppi all’italiana e quelli stranieri sta in una scelta di posizionamento. Se negli Stati Uniti o in Australia i grandi gruppi si caratterizzano e distinguono per strategie evidentemente legate al business e al marketing, in Italia l’accento è posto sempre sul territorio, indipendentemente dalla grandezza aziendale. Non solo, le grandi multinazionali delle bevande alcoliche, sono state alle volte accusate di aver appiattito la qualità di alcuni marchi del vino – dichiarando che queste azioni erano guidate dalla salvaguardia dei ritorni degli azionisti, o dall’acquisto di spazio a scaffale nella grande distribuzione.

Leggi la versione integrale del dossier nel file in allegato!

                                                              Slawka G. Scarso 
                                                                                 Marketing del Vino 
                                                         www.marketingdelvino.it 

 


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