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Perchè a Sanremo ha vinto il sociale

Del: 05/03/2007

di Francesco Pira*

Certo è vero il grande pubblico della televisione li ha voluti e sostenuti. Ha segato parzialmente le canzonette. Ed adesso tutti intervengono sul fatto che sia giusto parlare delle persone malate di mente e ricordare (anche se ormai sembra essere passato di moda) Cosa Nostra che ha falcidiato tanti servitori della Stato.
Di nuovo c’è da una parte il coraggio di Pippo Baudo di portare in concorso testi difficili, ma musiche orecchiabili, ritmi sostenuti e rappeggianti (è il caso di Moro) che sono destinati a rimanere impressi. Già nelle ultime ore le radio e le tv ci stanno bombardando con questi motivi e ricordando le parole che hanno trionfato al Festival.
Dall’altra parte c’è invece forse una volontà di scaricare su Sanremo la responsabilità di parlare di sociale per dimenticarlo il giorno dopo. Preparando un libro di cui sono autore che è uscito alla fine del 2005 ed il cui titolo è inequivocabile “Come comunicare il sociale” (Franco Angeli ) mi sono accorto di come anche le cosiddette buone pratiche nel sociale vengono disattese dai media.

Comunicare il sociale significa comunicare i propri valori attraverso il convolgimento su questioni di interesse generale o lo stimolo alla presa di posizione su temi di rilevanza o controversi.
Una comunicazione che deve essere capace di non appiattire la dimensione del cittadino a quella di semplice consumatore, capace di operare in una prospetiva di crescita nel lungo periodo, che non sia tesa a generare passività nell’interlocutore, ma stimoli ma consapevolezza dei sentirsi parte di una comunictà e dunque di agire in termini solidali nei confronti degli altri.

Comunicare significa condividere. Significa co-amministrare, cooperare, cioè far partecipare dal basso alle piccole e grandi decisioni sui valori etici.
E questo Cristicchi e Moro nella loro semplicità hanno fatto. Non hanno fatto nulla di nuovo se ci ricordiamo le grandi battaglie per esempio del cantante dei cantanti, Mimmo Modugno, che da deputato del partito radicale, sfruttando la sua immagine aveva portato i giornalisti dentro il manicomio di Agrigento. Oppure ripensiamo a quanto Giorgio Faletti, più volte citato, riuscì con quel “minchia Signor Tenente a farci riflettere sugli omicidi di mafia. Nessuna magia di Baudo né nessuna spinta innovativa dei due giovani vincitori di Sanremo.

La partita inizia quando il sociale rimarrà ghettizzato nei giornali specializzati o in trasmissioni in onda nelle ore più strambe. Quando dalle cronache locali ai grandi tg nazionali tutti si dimenticheranno dei matti di Cristicchi o dei morti ammazzati di Moro. Baudo anche nei suoi interventi a Domenica In ha mostrato sensibilità verso i temi del sociale, verso chi non ha voce come i bambini. E sicuramente non lo ha fatto per guadagnare ascolti. Non è in carriera ma è una pietra miliare della televisione italiana e forse per questo si è potuto permettere di osare tanto a Sanremo 2007.

Comunicare il sociale significa : dialogo, ascolto, l’instaurazione di una relazione tra i pensieri e le persone. Un’esigenza primaria dell’uomo sociale. Ci basterà per dire no alla guerra la canzone di Al Bano scritta da Renato Zero, o penseremo ai disoccupati riascoltanto Fabio Concato. Nelle ultime ore un piccolo miracolo è già avvenuto. Parlando di Cristicchi il Tg2 ha ricordato cosa è accaduto dopo la legge Basaglia. Qualcuno si è ricordato dei pazzi e di come vivono o a volte sopravvivono. E vedere la faccia di Rita Borsellino in un video musicale forse ci ha fatto pensare che davvero il paese normale (per dirla con D’Alema) non si è dimenticato dei giudici antimafia che Cosa Nostra ha fatto saltare in aria.

E’ accaduto dal punto di vista sociale un fatto strano. L’ opinione di massa che vive di suggestioni, emozioni e piantarelli in diretta tv ha forse avuto la consapevolezza che anche le canzoni possono servire per esercitare una presa di coscienza. L’opinione pubblica quella che argomenta e decide per una volta ha compreso che oltre a fiori, bei vestiti, motivetti e tanto lusso esiste un’Italia che soffre e che ha bisogno. E accanto a quell’Italia tutti i giorni ci sono i volontari, una parte sana e importante del nostro paese fatta di gente vera che dopo le ore di lavoro normali si mette a disposizione degli altri. Non basterà un Sanremo, una canzone, un film, un libro per raccontare questa Italia fatta di gente che non ha voce ed a cui in pochi danno voce.

Speriamo che i Cristicchi e i Moro continuino ma che una volta per tutte qualcuno canti l’articolo 2 della nostra Costituzione: “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia nelle formazioni sociali ove svolga la sua personalità e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”. E’ la nostra Costituzione, anche se ....Sanremo è Sanremo!!!

*Docente di Comunicazione Sociale e Pubblica e Relazioni Pubblica – Università degli Studi di Udine
 
 

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