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Universiadi, la cultura dello sport

Del: 21/03/2007


L’Universiade nasce in Italia, da un’idea di Primo Nebiolo, che dopo aver assistito a Parigi nel 1957 alla Settimana Internazionale dello sport universitario ipotizza una manifestazione polisportiva per studenti universitari sulla falsariga dell’Olimpiade: Roma, sede dei Giochi olimpici del 1960, l’anno prima dovrebbe organizzare delle gare preparatorie, ma gli impianti non sono pronti. E Nebiolo coglie la palla al balzo per realizzare la sua idea, trovando nella sua città, Torino, le strutture necessarie già in funzione ed anche la disponibilità da parte degli Enti pubblici che intravedono nell’evento sportivo loro proposto una prova generale dei festeggiamenti per il centenario dell’Unità d’Italia nel 1961.

Il CUSI (Centro Universitario Sportivo Italiano), di cui Nebiolo era all’epoca vicepresidente, organizza così una manifestazione internazionale e la battezza Universiade, un nome che racchiude molteplici significati: università, sport e universalità. Una sola parola che abbraccia tutto quanto significa lo Sport Universitario.
Proprio a sottolineare l’universalità della manifestazione, alle premiazioni vengono aboliti gli inni nazionali e per tutti suona il Gaudeamus Igitur, l’inno degli studenti. E ancora, per la prima volta, appare la bandiera con la "U" con le cinque stelle, a tutt’oggi simbolo della FISU, la Federazione Internazionale Sport Universitario.

L’Universiade è un evento sportivo e culturale che si svolge ogni due anni in località diverse ed è l’evento internazionale più importante dopo i giochi olimpici. L’Universiade estiva è composta di tredici sport obbligatori e da alcuni sport scelti dagli organizzatori. Finora il più alto numero di partecipanti si è avuto a Izmir (Turchia) nell’edizione 2005 con 7.816 atleti, mentre il più alto numero di nazioni iscritte è stato registrato nel 2003 a Daegu (Corea): ben 174.
L’Universiade invernale invece propone sette discipline obbligatorie e alcune opzionali, scelte dagli organizzatori. Innsbruck 2005 ha fatto registrare il maggior numero di partecipanti (1449 atleti) e di nazioni (50).
Dal 1959 ad oggi sono state disputate 23 edizioni dell’Universiade estiva e 22 di quella Invernale e soltanto dal 1981 le due manifestazioni hanno trovato la loro collocazione definitiva nello stesso anno. Prima del 1959, e quindi della dizione Universiade, si erano disputati in varia forma rassegne sportive universitarie.
I dati parlano chiaro e presentano un successo senza precedenti. Torino ha ospitato per la terza volta le Universiadi dopo il 1959 e il 1970 ed ha onorato la memoria del suo ideatore Primo Nebiolo, con una stupenda edizione. Sono stati 10.620 gli accreditati in totale per l’evento, 6326 i componenti dell’intera famiglia Universiade che comprende atleti, delegazioni, staff (100 valorosissimi professionisti), 3012 volontari che hanno contribuito al successo della manifestazione. Organizzazione che ha dovuto affrontare emergenze e che salvo la discesa di sci alpino è riuscita in tutto. Più di cinquecento giornalisti accreditati e oltre i 120 mila biglietti venduti e piazze per gli eventi culturali e musicali piene di gente.
Un evento del genere può essere sicuramente definito come un “main event”, trattandosi di una manifestazione internazionale che ha un grande pubblico diretto ed è caratterizzato da un’alta qualità di partecipanti, riconosciuti e supportati non solo dai media ma anche dalla pubblica amministrazione per la sua durata ed il suo impatto notevole sul territorio.
Un evento sportivo creato con tale prospettiva non può che essere per la pubblica amministrazione nazionale un potente mezzo di comunicazione sociale e culturale che ha ricadute positive sulla comunità internazionale, integrandosi in un progetto di sviluppo sportivo che trascende le barriere territoriali e che rappresenta la base dell’industria dello sport. Gli sportivi del mondo universitario infatti sono atleti professionisti che possono trovare nello sport la propria carriera oppure possono essere fruitori presenti e futuri di tale industria, alimentando di conseguenza lo sviluppo tecnologico ed il business relativo. Ma soprattutto sono i portavoce di un messaggio socio-culturale di importanza globale:  sport come cultura ma soprattutto la cultura dello sport.
Già nel marchio e nel suo claim sono stati inseriti diversi elementi di marketing che hanno voluto identificare il mondo giovanile ed universitario: CRAZY 4 U” è stato il motto di questa edizione.
Crazy come la “follia”, nel senso più gioiso e positivo del termine, che riempie l’animo durante una festa, come la “gioia” di condividere divertimento e passione
U
come Università: giovani formati per il futuro nel lavoro e, in questa occasione, anche nello sport, U  come Universalità: senso di appartenenza al mondo che in questo evento trova la sua espressione nei volti di migliaia di giovani che si danno appuntamento per dieci giorni nella stessa città: atleti, pubblico delle competizioni, volontari impegnati nell’organizzazione e tutti i cittadini.
U anche come abbreviazione dello YOU inglese: chiunque legga questo motto deve sentirsi protagonista, deve sentirsi chiamato personalmente a partecipare, perchè ciascuno si possa riconoscere importante e unico per questo evento Tutto questo in un linguaggio fresco, istintivo e immediato: come il linguaggio internazionale degli sms e delle e-mail del mondo giovanile Come un graffito: CRAZY 4 U.
L’edizione di quest’anno è finita un po’ come Torino 2006: con un’altra grande festa collettiva. Con una “notte bianca” con oltre 40mila persone nel cuore di Torino. L’ultima dell’Universiade, il sigillo finale. Più di una manifestazione sportiva, i Giochi universitari sono stati questo: festa di piazza, di strada, dentro i club. C’erano gli atleti di tutto il mondo. Ma c’era soprattutto un’atmosfera gioiosa. E giocosa, che si è dipanata per tutta l’Universiade. Dieci giorni per i giovani, cui anche gli adulti, però, si sono accodati di buon grado. Sembrava quasi di essere tornati indietro nel tempo, quando un milione di persone aveva salutato Torino 2006. Stavolta erano meno, molti di meno. Il senso, però, era il medesimo: i musei aperti, qualche negozio, il concerto all’Auditorium, i pattinatori ad Atrium, esibizioni a ogni angolo di strada. La città che vive ancora lo sport ad alto livello e che ottimizza gli investimenti effettuati nelle strutture e nel territorio.
E ancora una volta, allo spegnimento del braciere, quel sentimento di un po’ di malinconia.

                                                      Matteo Pastore
                                                      Federico Zurleni

 

 

 
 

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