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Vinitaly tira la volata al vino italiano

Del: 28/03/2007

Quando si parla di business i buyer di tutto il mondo assegnano a Vinitaly un ruolo molto importante se non addirittura fondamentale per i propri affari. È questo il contributo che il più importante salone internazionale dedicato al vino continua a dare al sistema enologico italiano, portando ogni anno a Verona un numero sempre maggiore dei più qualificati importatori e retailer. Da quest’anno a Vinitaly un’area riservata ai buyer esteri, Taste Italy.

I buyer di tutto il mondo sono d’accordo, Vinitaly è un’importante occasione per conoscere nuovi produttori, arricchire la propria offerta, ravvivare i contatti già consolidati. Per gli importatori dei Paesi in cui il consumo di vino sta aumentando, essere a Vinitaly è fondamentale per poter assecondare le richieste di clienti man mano più esigenti nei gusti, ma partecipare alla manifestazione enologica più importante a livello internazionale diventa vitale per gli operatori dei mercati emergenti, che non possono rinunciare ad avere l’Italia nel proprio catalogo. È questo ciò che risulta da una serie di interviste realizzate per conto di Veronafiere alla vigilia del 41° Vinitaly in programma dal 29 marzo al 2 aprile tra un gruppo rappresentativo di buyer esteri, molti provenienti da Stati Uniti e Canada e da vari Paesi europei e asiatici, oltre che da Korea, India e Malesya.

L’immagine positiva della rassegna come importante vetrina dell’enologia mondiale e italiana in particolare è rafforzata dal ruolo svolto da Vinitaly – che ai buyer esteri dedica quest’anno la nuova iniziativa denominata Taste Italy - come luogo di confronto e scambio di informazioni sul settore e sulle sue tendenze, grazie ai focus ogni anno più numerosi, più approfonditi e apprezzati da chi vuole capire specifici aspetti o particolari mercati. Un altro dato importante evidenziato dalle risposte è la vitalità dell’enologia italiana e il suo crescente grado di apprezzamento all’estero. Dopo anni di sofferenza, il vento sembra essere cambiato e le prospettive per l’export (che nel 2006 ha sfondato il muro dei 3 miliardi e 195 miloni di Euro) sono positive. Merito del fascino dell’italian style, della qualità dei vini italiani ma soprattutto grazie alla molteplicità dei vitigni, fortemente legati ai territori di origine, che fanno dell’Italia un giacimento di sapori unico al mondo. È questo il plus segnalato da quasi tutti gli intervistati, che riconoscono al prodotto italiano una varietà e una complessità molto apprezzate da schiere sempre più numerose di appassionati.

Sta in questo la differenza tra vini italiani e quelli del Nuovo mondo, con i primi acquistati da consumatori più attenti al contenuto che al marchio della bottiglia e i secondi preferiti da chi vuole qualcosa di poco costoso e facile da bere.
Ciò significa che i consumatori dei nuovi mercati non sono ancora preparati ad apprezzare appieno i vini italiani se non accompagnati da un marchio forte e di prestigio, ma l’abbinamento con la gastronomia e l’evocazione di luoghi conosciuti aiutano il processo di affinamento dei gusti. Anche in questi Paesi, secondo i buyer intervistati, le potenzialità di sviluppo del mercato del vino italiano sono enormi, un po’ in tutti i canali di vendita, anche se con differenze da Paese a Paese dovute a specifiche situazioni nazionali (monopoli di Stato, limiti nella rete di distribuzione, tasse elevate, ecc.). Preferiti i vini rossi, ma si stanno facendo largo anche i bianchi, grazie al processo di miglioramento qualitativo in corso. Sempre apprezzati i vini provenienti dalle regioni più conosciute, ma i buyer puntano su nuove regioni da lanciare sui mercati internazionali come Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Campania, Puglia, Calabria e ancora più di oggi il Veneto e la Sicilia, ma anche Basilicata, Trentino-Alto Adige, Sardegna.

Il successo del vino italiano non è però scontato. I consumatori, lo affermano i buyer, sono sempre più attenti al rapporto qualità/prezzo e, anche se la produzione italiana è in grado di soddisfare qualsiasi fascia di cliente, l’apprezzamento va guadagnato con i fatti. Importante vendere al giusto prezzo, specialmente con l’attuale debolezza del dollaro rispetto all’euro, anche perché i competitori dell’emisfero Sud, ma anche la Spagna, offrono ottimi vini a cifre molto interessanti.
È essenziale inoltre, secondo i buyer internazionali, che il sistema vinicolo italiano lavori per migliorare all’estero la conoscenza del proprio patrimonio enologico e del significato delle varie indicazioni di origine. La grande varietà dei vini italiani non è così facile da comprendere, e il normale consumatore può confondersi al momento dell’acquisto. Questo in particolare davanti agli scaffali della grande distribuzione, che ovunque è destinata a dare spazio a un maggior numero di vini italiani, ma che ovviamente non potrà offrirli tutti e in tutte le tipologie disponibili.

Taste Italy, la nuova iniziativa di Vinitaly riservata agli operatori esteri, mira a mettere in contatto diretto le aziende italiane con 5.000 operatori professionali esteri appositamente selezionati.
«Duplice la finalità di questa nuova formula promozionale: sostenere l’internazionalizzazione delle aziende italiane e offrire ai compratori stranieri una preview riservata delle migliori produzioni nazionali” – afferma Flavio Piva, condirettore generale e direttore mercato di Veronafiere. “Con Taste Italy – prosegue Piva -, Vinitaly conferma il suo ruolo di piazza di incontro e scambio commerciale dell’enologia a livello mondiale».

 
 

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