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Il sentiment degli italiani e il suo impatto sui consumi

Del: 02/04/2004

Mai così pessimisti dal ’93: non appare di certo rosea l’attuale fotografia scattata agli italiani lo scorso 17 marzo da Enrico Finzi, presidente di Astra Demoskopea, durante il convegno “Ottimismo/Pessimismo. Il sentiment degli italiani e il suo impatto sui consumi” che si è tenuto presso il Circolo della Stampa nell’ambito del ciclo di Appuntamenti con il marketing di AISM.

Alfredo Loverso, che ha aperto la serata, ha tracciato un breve profilo dell’attività svolta dall’AISM a sostegno degli studi di marketing in Italia, per poi lasciare la parola al sociologo, che ha catturato la folta platea con i dati sul sentiment degli italiani.

A dispetto degli stereotipi, che vedono gli italiani estroversi, socievoli, creativi, flessibili e ottimisti, (di contro poco affidabili, disorganizzati, privi di social responsability), oggi non vediamo il futuro troppo soleggiato e questo determina in maniera negativa anche l’andamento dell’economia.

Studiato per la prima volta dall’ Università del Michigan, il sentiment esprime la previsione che si ha del futuro e il modo in cui questo si immagina, determina lo stesso futuro.

Gli americani hanno formulato una legge semplice ma veritiera: se la gente pensa che le cose andranno bene, si comporta in modo tale che queste vadano bene e viceversa.

In questo modo è semplice dunque comprendere come un sentiment ottimista comporti un incremento dei consumi, degli investimenti e di conseguenza dell’occupazione.

Speculare il rapporto pessimismo- crisi, che genera un circolo vizioso fatto di recessione e scarsi profitti.
Attraverso esempi molto concreti, che hanno animato gli ascoltatori, Finzi ha sottolineato che fra i vari sentiment analizzabili, il sondaggio sulle attese e l’impatto sui consumi, ne prende in considerazione uno solo, il sentiment generale autoriferito a medio periodo: un campione di gente viene invitato a rispondere alla domanda “come immagina che andrà a lei e ai suoi cari di qui a un anno?

Alle cinque risposte possibili (molto meglio, un pò meglio, uguale, un po’ peggio, molto peggio) durante l’ultima intervista gli italiani hanno proteso  verso la scala negativa, determinando il crollo del tipico ottimismo che contraddistingue non solo il Belpaese, ma tutti i Paesi caldi e cattolici, come ha ancora sottolineato Finzi.

Nel luglio 2001 si era registrata un’impennata favorevole della media nazionale, con una percentuale pari al 68% degli italiani disposti a credere nelle promesse di Berlusconi, l’ 11 settembre aveva determinato il capovolgimento di tale sentiment, con un indice di ottimismo pari appena al 24%; la ventata di pessimismo è però durata poco: la flessibilità italiana ha prevalso, travolgendo il velo grigio che aveva condotto a una frenata delle spese, bilanciata solo dall’ incremento dei consumi dei giochi da tavola, dei cinema e delle merendine dolci, palliativi per non pensare alla guerra e alla probabilità di attacchi terroristici.

Il 2002 si è aperto con un 71% di italiani fiduciosi nell’avvento dell’euro e della sua capacità d’acquisto.
I mesi successivi e il caro prezzo hanno invece ricondotto alla realtà molti italiani, che hanno ridotto le spese, facendo riprendere quota al pessimismo, fino alla capitolazione degli ultimi mesi.
Dal topico 63% di stabili positivi, la percentuale si è abbassata di 20 punti, con conseguenze notevoli anche sui consumi, a cominciare da quelli di beni “superflui”.

Se la guerra dovesse scoppiare davvero, anche l’ advertising ne risentirebbe, come è già successo negli USA, dove la General Motors ha deciso di non passare i suoi spot in tv nel caso di conflitto con l’Iraq.

In questi giorni di generale incertezza le previsioni non lasciano dunque spazio a facili pronostici e il pessimismo galoppante tende a congelare le strategie di marketing e le imprese, che in tutto il mondo attendono la risoluzione più celere per ripartire e far riprendere quota ai cosumi.

                                                    Rossella Ivone
                                                        redazione MyMarketingNet

 
 

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