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Giornalismo e cittadini in Rete

Del: 02/04/2004

Michael Schudson, uno degli studiosi più autorevoli dei fenomeni legati alla comunicazione di massa, ha sostenuto negli ultimi anni un’ idea dissacrante di come il cittadino deve considerare se stesso, nel mondo dell’ information overload.

Occorre superare, Schudson dice, l’ ideale astratto del “cittadino informato”, cioè del cittadino che deve essere informato su tutto per poter partecipare con razionalità alla vita pubblica.
Il cittadino può limitarsi, in questo nostro mondo pieno zeppo di informazioni, ad essere monitorante (monitorial citizen).
Deve, cioè, fare scanning dell’ ambiente che lo circonda, in modalità a basso consumo cognitivo, ed essere pronto a diventare attivo, solo quando il suo intervento sia rilevante.

Ma se il cittadino da informato  diventa  monitorante/scannerizzatore qual’ è il nuovo ruolo del giornalista?


Tre domande continuano ad essere rilevanti:
» come si configura l’ attività di gatekeeping (selezione delle notizie) in un sistema sociale che ha le caratteristiche descritte, e avendo a disposizione tecnologie digitali sempre più diffuse e potenti?
»come cambia il processo di accesso e consumo della notizia da parte del cittadino?
» come cambia il rapporto tra cittadino e sistema dei media?

Quando ambivamo all’ ideale di cittadino informato, il ruolo del giornalista era di selezionare e offrire al cittadino informazioni e opinioni, in modo da offrirgli il quadro più completo possibile degli eventi e delle opinioni rilevanti per la partecipazione alla sua comunità.
Ora il suo ruolo probabilmente diventa quello di aiutarlo in questa attività di monitoraggio a basso impegno cognitivo.
Il meccanismo di delega funziona ancora, se seguiamo l’ impostazione di Schudson. E’ una delega a monitorare l’ ambiente sempre più ricco di informazioni e opzioni decisionali, tanto da permettere al cittadino di non perdere input rilevanti, pur rimanendo in modalità a basso impegno cognitivo.
Sia Schudson che altri autori evidenziano quanto la semplificazione e le sfumature ludiche del modello giornalistico televisivo possano essere coerenti con queste nuove necessità.

Approfondisci lo studio della prof. Mandelli nell’allegato!

 
 

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