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FOCUS ON MANAGEMENT BRANDING MEDIA INTERNATIONAL

Oh, no! John!... e poi?

Del: 03/04/2007


Abbiamo seguito le tappe della loro avventura sin dagli esordi: i creatori dello slogan che ha fatto il giro del mondo tolgono finalmente il velo di mistero attorno a cui è avvolto il brand Oh, No! John!
Samuel e Tony, 30 e 26 anni. Due ragazzi apparentemente lontani dal mondo del marketing e della comunicazione ma con un’idea geniale.
La fase teaser ha visto la circolazione di uno sticker scritta bianca su sfondo nero “Oh, no! John!”
L’adesivo è circolato in diverse zone del pianeta e ha suscitato la curiosità dei più attenti.
La storia dei due amici ha destato molto interesse, perché è la storia di chi, creativo e coraggioso, è riuscito a costruire da solo il proprio successo.
A rispondere alle nostre domande Samuel, il più grande tra i due creatori della “griffe”.

 

 

 

 

“Oh, no! John!” Qual è il prodotto che questa iniziativa vuole promuovere?

"Oh, no! John!" è nato principalmente per promuovere le nostre idee, i prodotti correlati sono più che altro vettori che servono a dare visibilità alla nostra creatività.

“Oh, no! John!” come nasce questa esclamazione, destinata a diventare un vero e proprio tormentone?

L’esclamazione nasce durante la preparazione di oggetti che servivano per arredare i nostri party...Usavamo forme stravaganti e futuristiche di polistirolo, sulle quali incollavamo collages a tema (fumetto, pin-up ecc).Ci rimase impressa una particolare esclamazione, che saltò fuori degli innumerevoli ritagli di fumetto preparati per l’incollaggio, ci colpi tanto che divenne presto un piccolo tormentone tra noi...e cosi decidemmo che i nostri eventi dovevano portare proprio quello slogan: Oh,no! John!

Qual è il target a cui vi rivolgete?

Diciamo che siamo interessati ad avvicinarci a quella particolare nicchia di pubblico in costante ricerca di novità, abbiamo l’intento di suscitarne una reazione positiva rispetto alla nostra idea e alle nostre espressioni. Raggiunto questo obbiettivo fondamentale, saranno proprio coloro che per primi hanno adottato la nostra idea, a creare la nostra espansione verso un pubblico più vasto.

Quali strumenti avete impiegato, inizialmente, per diffondere il vostro brand?

Nei primi momenti di vita della nostra opera, la diffusione si è generata praticamente da sola, in modo del tutto virale tra passaparola e “passamano” di amici che posizionavano gli stickers nei luoghi più frequentati. Il grosso salto è stato fatto grazie alla messa on-line del nostro sito "strategico", allo scopo di raccontare con immagini i luoghi conquistati dallo slogan e di dare la possibilità agli utenti di potervi partecipare in modo attivo, mediante l’invio di scatti che ritraggono l’adesivo. Da qui sono iniziate ad arrivarci molte richieste di invio di materiale, quindi stickers a volontà, con il ritorno di una moltitudine di immagini da diverse parti del pianeta…e non scherziamo!Tra poco lo dimostreremo sul sito...

Quali sono i canali di distribuzione che intendete utilizzare, terminata la fase teaser?

Finita la fare teaser, intendiamo affidare la distribuzione ad un bravo direttore commerciale, che introduca il nostro prodotto proprio nei canali di riferimento ai quali siamo interessati.

Come sarà gestita, nei prossimi mesi, la campagna di comunicazione?

L’iniziativa che ho intenzione di intraprendere è ambiziosa, ma non per questo impossibile!
Quello che posso dirti, per il momento, è che ho intenzione di far arrivare il racconto della nostra storia al grande pubblico, usando i mezzi più disparati, useremo con forza le nostre capacità mediatiche per fare buzz e guerrilla...faremo merchandising con elementi straordinari che saranno capaci di evidenziarsi dagli altri quindi anche capaci di far parlare di sé, useremo "la leva sonora" per amplificare la distribuzione dello slogan (come per esempio uscire con un singolo musicale firmato proprio dal nostro brand magari in collaborazione con un’etichetta internazionale…), poi al momento giusto, supporteremo il tutto con "pillole" di pubblicità convenzionale.

Attenzione per il packaging e per l’esperienza associata al brand. Come realizzarla?

L’idea della disco t-shirt è nata spontaneamente,il nostro intento chiaro era quello di voler trasmettere qualcosa di "noi”, dei nostri sogni, delle nostre aspirazioni mediante il "prodotto". Perchè non raccontare, tramite il prodotto stesso, l’ affascinante storia di un mitico gruppo musicale dallo stravagante nome "OH NO JOHN", formatosi agli albori dei primi anni ’70? E quale modo migliore di raccontarlo se non tramite la riedizione delle copertine dei propri successi?
E di conseguenza, perchè non creare delle edizioni speciali (ed ecco che qui subentra l’esperienza musicale come leva sonora..) di copertine dove il cliente possa trovare oltre che ad una t-shirt, anche un vero e proprio vinile o cd con inciso proprio il "pezzo musicale" originale dell’ LP in questione.....sarebbe favoloso,spiazzante!
Sarebbe un trascinamento emotivo non indifferente...e farebbe parlare di sé....proprio come se il "cugino" marketing fosse stato parte integrante dell’atto stesso della concezione del prodotto,chiaramente mano per mano con sorella "creatività" e fratello "espressione"…No?

Coinvolgimento emotivo intorno al brand ed un’ottima creatività, buzz e guerrilla marketing: questi gli ingredienti della diffusione di “Oh, no!John!”. Vi aspettavate un simile successo?

Devo confessarti che nei primi tempi la cosa iniziò a fare breccia sugli amici, e a me e a Tony si accese la "lampadina di allarme, ma mai mi sarei immaginato di arrivare al punto di rilasciare interviste a professionisti...


E’ vero che hanno temuto che foste due terroristi?

Più che due terroristi, pensavano che dietro questo slogan si nascondesse un’organizzazione contro il sistema politico attuale, infatti, fummo convocati dalla questura proprio nel periodo a ridosso delle elezioni politiche.

Siete stati davvero molto bravi e creativi. Quali i propositi futuri?

Innanzitutto dobbiamo dedicarci alla creazione di una particolare linea di abbigliamento in collaborazione con un ottimo partner addetto alla produzione; dobbiamo poi lavorare musicalmente a contratto con una major discografica come per esempio potrebbe essere la "V2", con la quale il nostro studio di registrazione ha già lavorato(vedi "sexy eyes" che nel 2001 divenne la sigla de "LE IENE") ed artisti sia legati ad essa che non; infine dobbiamo incentrarci sullo studio del packaging, che deve accompagnare il prodotto e le modalità attraverso le quali il prodotto stesso è proposto.
Praticamente il nostro proposito è impostare le fondamenta del nostro piccolo mondo...

 

                                                                                Serena Poerio

 

 
 

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