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Viagra o zabaione?

Del: 18/04/2007


La definizione user generated content è la formula magica del momento.

La possibilità che tutti oggi hanno di produrre contenuti, di rielaborare materiali audio-video, di reinterpretare i testi, intesi come “text” (supporti di senso), dando un nuovo senso, un proprio senso – spesso diverso da chi ha introdotto il testo nel sistema simbolico - è la grande svolta a cui assistiamo noi professionisti della comunicazione.

Una grande libertà, quella di ri-codificare il senso. Una libertà che gli “attori” - per dirla in termini sociologici - si sono presi e che spesso sfugge di mano alle aziende abituate a gestire e controllare i messaggi pubblicitari.


 

 

 

 

 

 

 

 

Già il punk aveva introdotto il concetto del “do it yourself”, allargando il campo d’azione dell’espressione musicale ai non musicisti e codificando un nuovo modo di suonare accessibile a chi non aveva passato anni a studiare la musica.

Pochi accordi, suonati in maniera semplice e aggressiva, che permettevano a tutti, proprio a tutti - compreso a Sid Vicious, psicotico bassista dei Sex Pistols - di esprimere la propria rabbia attraverso le note, oltre che le urla ;). Grandissimi!

Poi è arrivato l’hip-hop con la sua espressione musicale, il rap, che con la pratica del sampling, ovvero l’arte di rubare suoni a dischi già esistenti, ha permesso a ragazzini di ogni età ed estrazione sociale, di abbozzare grooves utilizzando suoni professionali registrati in costosissimi studi.

Grooves che diventano brani musicali per far ballare i b-boys ( i cosiddetti breakbeats ), o da utilizzare come basi per improvvisare rime. Parole in sequenza che esprimono il proprio punto di vista sul mondo, sul sesso, sul divertimento e che spesso diventano medium per veicolare la propria critica politico-sociale.

La vera rivoluzione l’ha permessa la tecnologia.

In pratica la diffusione di massa dei personal computer - e dei software piratati per l’editing, da Photoshop a Final Cut - ha permesso a tutti di diventare grafici, designer, videomakers, produttori di musica e video.

Dalla musica si è passati agli audiovisivi.

E attraverso il contributo di realtà differenti, nelle finalità politiche e nelle manifestazioni espressive, da Adbusters ad Acuto.org, il cut and paste, il cuci e ricuci, il mash-up che rimescola gli ingredienti producendo una nuova salsa, è diventata una pratica diffusa, che permette alle persone di dire e produrre una nuova versione dei testi, doppiando film, oppure relaizzando la parodia di uno spot.

Una pratica che permette alle persone di produrre un senso nuovo, autonomo, e non diretto dall’alto di chi questo senso vuole gestire e controllare.

Ri-nominando i testi le persone si prendono la libertà di ri-nominare le cose e in ultima istanza il mondo, che in fondo gli appartiene. Ri-nominandolo con parole proprie, ri-appropriandosi della facoltà di costruire il mondo autonomamente, dal basso, liberamente.

E’ un gesto di autonomia, di libertà, di scelta.

Di esempi di parodie di spot ne abbiamo molti su NinjaMarketing. Da Sony Bravia a Carl’s Junior, il nostro archivio è ricco di esempi delle marche più “rielaborate”.

Questa volta è il turno di Beck’s e del suo ultimo spot sull’impotenza sessuale. “La vita è quello che scegli” dice il claim.

E voi cosa scegliete? Viagra o zabaione?

Buona visione…

                                                                Ninjamarketing
                                                                         www.ninjamarketing.it

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