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Il mercato italiano dell’ICT nel 2002: è crisi profonda

Del: 02/04/2004

Rallenta il mercato dell’ICT nel 2002: a tracciare il preoccupante quadro del settore informatico nel nostro Paese, l’Assinform, l’Associazione Nazionale Produttori Tecnologie e Servizi per l’informazione e la comunicazione, che lo scorso 23 settembre ha comunicato i dati relativi al primo semestre 2002.

Dopo anni di crescita a due cifre- ha commentato il presidente dell’associazione, Giulio Koch- la domanda ICT nel 2002 è risultata pari a 30.063 milioni di euro, contro i 30.416 euro dello stesso periodo del 2001.

Un calo dell’1,2% registrato in  Italia, un dato sconcertante ma di certo non isolato: basti pensare che gli investimenti del settore sono scesi in picchiata in tutti i Paesi dell’Unione europea.

Alla base dell’esaurimento dei processi di investimento di questa congiuntura negativa, un quadro macroeconominco stagnante, che ha accusato i colpi lanciati negli scorsi anni.

Se la telefonia mobile, che fino al 2001 aveva rappresentato il traino del settore, cresce a livelli irrisori rispetto al passato, ( con tassi del 6,1%  rispetto al 24,1% del 2001 e al 32,9% del primo semestre 2000), la telefonia fissa crolla ai minimi storici e perde sette punti percentuali confronto al primo semestre 2001.

Grave crisi anche per il comparto hardware, che registra un calo della domanda pari all’8,6%.

Alla deludente performance dei PC, che mai finora avevano mostrato una dinamica negativa, ha contribuito il crollo della domanda espressa delle famiglie, le quali, in un momento poco propizio per l’economia, hanno allungato i tempi di decisione per effettuare investimenti.

A controbilanciare questa tendenza, i portatili, che risultano in netta crescita, con 376.000 pezzi venduti nel primo semestre 2002.

Avanti adagio hanno proceduto invece nei primi sei mesi dell’anno, i servizi, che hanno fatto registrare un tasso di crescita del 5,9%, con un volume d’affari pari a 5.051milioni di euro. L’unico settore in grado di trainare la domanda di servizi è la grande industria, che a differenza della pubblica amministrazione e delle famiglie, ha sollevato da sola un settore stagnante, diventando l’unico driver del dell’ICT.

Le prospettive per l’immediato futuro non sono però entusiasmanti: almeno per altri sei mesi bisognerà fare i conti con il trend negativo del settore; all’industria spetterà il compito di imparare a leggere e interpretare i bisogni degli utenti, gli unici in grado di guidare la ripresa di un settore che da un anno langue senza riuscire a generare scossoni decisivi.

 

  Per maggiori dettagli consulta il sito Assinform

 
 

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