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Mercato UGOV

Del: 05/05/2007

Duecento milioni di dollari: a tanto ammonta il business generato nel 2006 dagli user-generated online video, cioè dai filmati realizzati dagli utenti del web.
Un mercato che, dopo un avvio in sordina, è esploso, diventando il fenomeno mediatico più importante degli ultimi dodici mesi. Ma questo non è che l’inizio.
Secondo una ricerca presentata dalla società inglese Screen Digest, nei prossimi tre anni il mercato degli UGOV (acronimo di user generated online video) subirà un’ulteriore impennata.
Comportando una crescita altrettanto sostenuta del business: stando alle previsioni, negli Usa circa il 55% dei video online (44 miliardi di filmati) saranno prodotti dagli utenti.
E il giro d’affari toccherà i 900 milioni di dollari.

Cifre che non hanno lasciato indifferenti le grandi major, già all’opera per lanciarsi in un territorio ancora inesplorato e pieno di opportunità.
Da Sony a Time Warner, da Microsoft a Viacom: la rosa dei nomi pronti a puntare sul mercato dei video fai-da-te è ampia. I rischi- però- sono dietro l’angolo.
Lo ha puntualizzato lo stesso Arash Amel, autore dello studio di Screen Digest.
“Perché un sito di video streaming realizzati “dal basso” funzioni, è necessario che sia sostenuto da un forte modello di business. Per sopravvivere bisognerà diversificare l’offerta. Inutile replicare casi di successo come YouTube e MySpace Video, che godono di forte riconoscibilità. I nuovi arrivati dovranno proporre servizi innovativi e incentivi alla pubblicazione dei video. Solo in questo modo potranno attirare nuovi utenti e soprattutto investimenti pubblicitari”.

Advertising. Ancora una volta sarà dunque la pubblicità l’anima del mercato e la principale fonte di revenue- di guadagni- per i siti di video auto-prodotti.
E non mancano i primi casi di successo.
Come Revver che dà agli utenti la possibilità di pubblicare i propri video, al termine dei quali viene inserito uno spot.
“Non importa se il tuo budget è di 20 o di 20 mila dollari- assicurano i creatori di Revver- con noi puoi scegliere varie opzioni e raggiungere le performance commerciali che desideri”. Un invito, questo, che ha convinto molte piccole imprese a investire sul sito.
Con ricadute positive sugli stessi autori degli streaming, i quali – grazie a un software di tracking che conta il numero di accessi per ogni video- guadagnano la metà dell’incasso pubblicitario. Intuizione da non sottovalutare. Perché, se è vero che gli utenti, attraverso i loro video, ottengono visibilità, è altrettanto vero che ormai la fama non basta più.
E gli incentivi, spesso in dollari sonanti, saranno l’arma migliore dei siti UGOV per motivare la gente a pubblicare contenuti innovativi.
E’ proprio il caso di dirlo: è la democrazia del web, bellezza.

                                                                              Rossella Ivone

 
 

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