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Barcode

Del: 10/05/2007


Chi l’ha detto che i codici a barre sono poco appeal e rivestono una funzione di puro servizio?

A cambiare il look del famoso bar code, adottato per la prima volta dall’IBM nel 1973 per la gestione del magazzino e il movimento delle merci, ci ha pensato un’agenzia di pubblicità che ha inventato i codici a barre “disegnati”.

L’idea viene dal Giappone e consiste nell’inserire le classiche linee verticali all’interno di un vero disegno, con riferimenti di fantasia o al prodotto su cui sono stampati.

Fondamentale è il rispetto della funzione dei codici, per assicurarne la lettura e l’integrità dei dati riportati.

“Abbiamo studiato a lungo le varie possibilità- dicono i creativi giapponesi- perché bisognava tutelare gli standard tecnologici e le varie modalità di scansione. Nel frattempo ci rendevamo conto che era arrivato il momento di personalizzare i prodotti, di renderli unici anche nelle parti esteticamente meno belle.”

L’ardua impresa ha dato i suoi frutti e- dopo numerosi esperimenti- è stato presentato il primo catalogo della Japanese Design Barcode, con più di duecento codici a barre: alcuni rinchiusi nel cappello di Charlot, altri intrappolati all’interno di un grattacielo o raffigurati sul dorso di una zebra, altri ancora disegnati sulla gamba di donna o su una bandiera.

L’idea è subito piaciuta a molte aziende del Sol Levante, come Suntory, Calbee e Wacoal che hanno adottato con entusiasmo i codici a barre “artistici”.

Ma sono stati gli americani a trasformare la trovata in un business: la PACARC, leader in nella commercializzazione dei prodotti giapponesi negli USA, ha dato vita a una campagna di comunicazione senza precedenti. Con risultati superiori alle attese: in pochi mesi ben quindici imprese hanno scelto il loro codice dal catalogo (costo: 4000 dollari più 400 dollari di fee annuale), mentre altre si sono fatte realizzare disegni personalizzati, dal prezzo sono topo secret. E dopo l’esplosione del fenomeno in America, gli intraprendenti creativi con gli occhi a mandorla stanno già pensando di approdare sul mercato europeo, dove- ne sono convinti- il successo non tornerà ad arrivare. Intanto negli Stati Uniti è già esplosa una moda: la caccia al bar code più originale è diventata l’ultima mania dei consumatori americani e già si contano i primi collezionisti.

                                                                        Rossella Ivone

 
 

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