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Quando l’Ape punge la curiosità

Del: 14/05/2007

Il furgoncino Piaggio, così come i minivan o i bus inglesi, diventa negozio itinerante per intercettare i clienti nelle zone chic. Fan notizia e piace sempre di più il format del Moving-Shop brevettato da Valeria Ferlini.

La vendita ambulante è sempre esistita e siamo abituati a pensarla nella formula dei mercati rionali. Ma se a farla è un noto gruppo industriale diventa chic e fa notizia. Da qualche tempo Vestebene-Miroglio manda in giro per l’Italia otto Api Piaggio e un bus inglese (a due piani, anni ’60). Le Api, allestite da Valeria Ferlini che per prima ha avuto l’idea del Moving-shop e che ha un rapporto in esclusiva con Piaggio, vendono la collezione autunno-inverno e promuovono il prodotto mentre il bus funge da showroom itinerante. È possibile provare i capi grazie a un camerino stand-up in tessuto. Filo conduttore e filosofia del marchio proposto (C’est comme ça) sono il gioco e il mondo circense.
Pioniera della vendita itinerante è stata appunto l’Ape Melandra di Valeria Ferlini che ha ideato e sviluppato il concetto di Moving-shop, arricchendolo di contenuti sociali (a realizzare i capi concorrono le detenute di San Vittore). In Brasile il brand Oceanic vende la sua collezione di cosmetici e prodotti per la cura del corpo attraverso una flotta di minivan Fiat Doblò che girano il paese in lungo e in largo privilegiando università, scuole, parchi cittadini e spiagge. Anche New York è a prova di caravan-shopping: a Manhattan, giorno e notte, cinque camper propongono un negozio in continuo movimento con assortimento di abbigliamento e accessori. Il brand si chiama proprio Caravan e ha da anni un’interfaccia web decisamente interessante.
Verrebbe immediato il confronto tra il moving shop e gli altrettanto attuali temporary-shop, pop-up-shop, sharing-shop e simili che imperversano sui blog modaioli dedicati alle ultime tendenze nel retail. Il negozio temporaneo ha perso l’atmosfera originaria dei primi guerrilla store per trasformarsi in un banale evento aziendale dove presentare il nuovo prodotto di una griffe o la collezione di uno sconosciuto fashion designer. Comunque le differenze sono sostanziali: il temporay-shop è attento soprattutto allo spazio architettonico e non al luogo, dove non ritorna mai (il suo indirizzo fisso è però sul web). Questo disorienta il cliente che ha bisogno di tempo per fidelizzarsi. Il negozio itinerante ritorna nei luoghi perché crea socializzazione, una community che non è solo virtuale. È forse più democratico perché non esclude a priori alcun consumatore: conquista quello occasionale, mantiene quello fedele con il quale stabilisce un rapporto che ha almeno un punto fermo: l’assortimento del prodotto.
Al di là dell’interesse sociologico, il format può rappresentare senza dubbio un test per verificare il gradimento del prodotto ed esplorare zone inedite di vendita. E naturalmente è consigliato alle piccole aziende che vogliono promuoversi a basso costo (d’affitto).

                                                                        Cesari Mercuri
        articolo pubblicato su: Promotion Magazine 105 gennaio 2007
                                                                 Promotion Magazine

 
 

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