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Due chiacchiere gratis

 versione inglese
Del: 18/05/2007

Concediamoci una pausa…e facciamo due chiacchiere, è gratis.
E’ questa in sintesi l’originale idea di un ingegnere pescarese, Sergio Napolitano, che ha pensato di vincere la solitudine e la mancanza di comunicazione che attanaglia l’età contemporanea e le grandi città che la rappresentano, rendendosi disponibile all’ascolto degli altri. Unico investimento un tavolino e due sedie. Puntuale nel suo impegno, l’ingegnere siede ogni domenica in Piazza San Babila a Milano e ascolta la gente, che curiosa si avvicina e confida pensieri, riflessioni, paure, segreti e indiscrezioni, sciogliendo di fronte ad uno sconosciuto remore e diffidenze. Giovani e anziani, innamorati e pensionati, banchieri e pittori: i mille volti di una città sconosciuta ai più, dove per una volta le differenze di genere e di classe si annullano di fronte alla comune esigenza di ritrovarsi in una piacevole chiacchierata. “Duechiacchieregratis” è un’associazione senza scopo di lucro, che ha già raccolto i primi adepti in tutta Italia: una signora a Roma ha piazzato in strada tavolino e sedie, pronta ad ascoltare chiunque voglia fermarsi a parlare con lei. Passeggiando per Milano, attratti dall’enorme forza comunicativa di un cartello scritto a mano, che invita la gente a sedersi e ad aprirsi, anche noi abbiamo deciso di fare “due chiacchiere” con Sergio…

Duechiacchieregratis: un’iniziativa bella e originale. Come nasce?

Venendo da Pescara ho vissuto in prima persona le difficoltà nei rapporti umani che si possono avere in una grande città come Milano. Poi guardandomi attorno mi sono reso conto che la cosa è molto diffusa e mi è venuta l’idea di superare questa mia difficoltà aiutando anche gli altri a farlo. Ci sono tante persone che hanno tanto da raccontare/dare agli altri, ma non hanno nessuno che le ascolta; penso agli anziani, ma ci sono anche tanti giovani, più di quello si possa credere. E questo è un peccato, perché sono ricchi di storie ed esperienze che purtroppo devono tenersi dentro finché un giorno non spariranno per sempre. Per me ascoltare vuol dire soprattutto condividere, mettere in comune, e in quest’ottica ascoltare è un arricchimento comune, un modo di “crescere” insieme. E poi ci sono i problemi, che se tenuti dentro crescono sempre più. Purtroppo non ho una bacchetta magica per risolverli, ma penso che parlarne sicuramente possa aiutare a viverli meglio. Ho visto persone arrivare al tavolino tristi o arrabbiati con mondo e andarsene con un sorriso. Non è molto, ma è già qualcosa...

Quali sono le città in cui questa iniziativa è stata accolta?

Adesso l’associazione comincia a crescere ci sono una quarantina di iscritti. Da poco una signora ha cominciato a Roma e si spera che a breve possa partire anche in altre città (ho ricevuto alcune richieste da altre città, anche se so che cominciare non è proprio facile. Quando ci si mette in piazza con un tavolino, bisogna superare le proprie paure per riuscire ad affrontare gli sguardi delle persone che passano guardandoti con diffidenza e incredulità).

Paradossalmente nell’era della comunicazione globale il bisogno di socialità è sempre maggiore. Quali sono le persone che si fermano a fare “2 chiacchiere gratis”?

In alcuni casi sono persone sole (vedovi, pensionati, persone di altre città che faticano ad inserirsi); in altri casi, invece, sono persone che hanno voglia di capire di cosa si tratti e che trovano piacevole scambiare due parole con uno sconosciuto. Gli argomenti trattati sono i più svariati: dalla storia alla filosofia, dai problemi sociali alla spiritualità. Alcune persone ti raccontano la loro vita o i loro problemi. Comunque, in quasi tutti c’è la convinzione, che io personalmente condivido, che la solitudine e la mancanza di comunicazione stiano diventando problemi della nostra società sempre più.

Qual è un racconto che l’ha particolarmente emozionata?

Avrei tante storie da raccontare: dalla signora che ha passato l’intera vita aiutando gli altri e che ora è sola perché ha perso nel corso degli anni tutte le persone amate (mi ha raccontato la sua vita , ricordo con piacere la poesia napoletana che l’aveva fatta innamorare quando il suo compagno la recitò soltanto a lei), al signore che in Sardegna, subito dopo la guerra, ha iniziato le trasmissioni della prima emittente radio utilizzando le cuffie e il microfono recuperati da un bombardiere americano abbattuto; dal ragazzo che il sabato notte parte dalla Puglia per incontrare la ragazza la domenica pomeriggio, a quello che lascia il lavoro e affronta una vita disagiata pur di seguire la sua passione per la pittura; dalla ragazza che decide di passare la notte di capodanno nella mensa dei senzatetto, alla persona che mi ha raccontato che nella scuola dei suoi figli avevano fatto un sondaggio con la classica domanda “cosa desideri?”, e le risposte più frequenti erano state “parlare di più con papà e mamma /che papà e mamma si parlino” e tante altre simili.

                                                                       Serena Poerio

 
 

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